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Massimo Zanzani

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26/09/2013

Massimo Zanzani

Intervista di: Dino del Vescovo

Appassionato delle due ruote, Massimo Zanzani è uno dei fotografi più noti nell'ambiente del motociclismo off-road. Impegnato dal 1981 su tutte le piste d'Europa, dai campionati regionali fino alle più importanti competizioni internazionali, descrive nell'intervista che segue gli aspetti tecnici e pratici del suo mestiere, svelando dettagli e curiosità che il più delle volte sfuggono al lettore che, comodamente seduto sulla sua poltrona, osserva le sue fotografie su riviste di settore e gallery on-line. Collaboratore storico del sito web Moto.it, è laureato in architettura e, come un progettista in fase di ideazione di una struttura, compone le sue inquadrature cercando con estrema attenzione il miglior taglio e le angolazioni più efficaci.
Ama leggere libri e giornali, ed essere aggiornato sulle ultime tecnologie, sugli ultimi trend stilistici e di design, sulle più recenti soluzioni che le case fotografiche, Nikon in particolare, mettono a disposizione dei professionisti. Segue diversi sport, a eccezione del calcio, e pratica per hobby il tennis.

Corse su strada e di motocross: quali differenze nel fotografare le due specialità?
Le differenze non sono tanto di natura tecnica, ma riguardano le difficoltà che, in particolare, un fotografo di motocross deve affrontare per spostarsi da un punto all'altro della pista e seguire le competizioni. Salite, discese, cancelli e ostacoli di ogni tipo, sono il pane quotidiano di chi fa questo mestiere. E all'attenzione a non farsi male, oltre che alla fatica fisica, devi unire la massima concentrazione su ciò che accade in gara. Non di rado capita di mettere il piede nel punto sbagliato e di rompere qualche pezzo dell'attrezzatura. Diciamo che occorre anche una buona preparazione fisica. Si arriva infatti al lunedì che senti di aver sostenuto un incontro di box.

Dal punto di vista tecnico, invece, con cosa deve fare i conti un fotografo di motocross?
Con la rapidità e l'imprevedibilità dell'azione. I piloti di motocross non seguono traiettorie costanti e definite come invece accade con gli atleti che corrono su piste asfaltate.
Sulla sabbia, per esempio, la pista cambia connotati di giro in giro. Diciamo che occorre avere gli occhi ovunque. Capita inoltre che il pilota sbuchi in salto quando meno te l'aspetti, e sta a te agire in poche frazioni di secondo. Prontezza di riflessi e capacità di adeguare l'esposizione alle situazioni, sono i segreti del fotografo di motocross.
Non si deve dimenticare che spesso ci si trova a brevi distanze dalle moto, talvolta a un metro o poco più, con tutto ciò che tecnicamente comporta questo genere di situazioni: un oggetto vicinissimo all'obiettivo che procede speditamente secondo traiettorie non definite!

E quando il tempo non è dei migliori?
Diventa tutto più difficile. Le condizioni meteo avverse sono un bel grattacapo: se piove, ci si trova a lavorare dentro il fango. Si fa fatica a stare in piedi, a oltrepassare le salite, le discese, le buche.
A volte ti ripari sotto gli alberi, quando le corse si svolgono nei boschi, ma se sei all'aperto hai poco con cui ripararti.

Utilizzi protezioni per la tua attrezzatura?
Sinceramente no. Le corse durano poco - per il Mondiale circa 40 minuti - ed è importante essere pronti in ogni istante.
Le protezioni ti rendono poco reattivo e sarebbero poco pratiche quando si presenta la necessità di cambiare ottica. L'unica protezione a cui ricorro sono i filtri neutri: così cerco di salvaguardare almeno la lente anteriore di ogni obiettivo.

Attinenza fra gli studi di architettura e la fotografia?
Forse il punto di convergenza fra architettura e fotografia sia la ricerca del bello in generale. Non c'è tanta differenza fra comporre una bella foto e concepire una bella struttura.
La composizione in fotografia è importantissima: è importante saper dare il giusto taglio a ogni immagine.

L'errore più comune che si commette nel comporre le immagini?
È quello di lasciare al suo interno degli elementi che servono a poco e che distolgono l'attenzione dell'osservatore. Ritengo che a ogni immagine sia affidato un messaggio e che l'efficacia dello stesso sia strettamente legato alla composizione.

Cosa ti piace degli sport motoristici? E del motocross?
L'azione e la velocità. Il fuoristrada mi piace in modo particolare perché un buon atleta deve essere coraggioso, avere tecnica, la strategia psicologica giusta per ogni percorso ed essere fisicamente in forma. I crossisti vanno in moto tutti i giorni e si allenano molto di più di quanto facciamo i piloti di Formula 1. Una persona non allenata, giusto per rendere l'idea, non riuscirebbe a fare più di un giro di pista.

Una casa motociclistica che ti piace in particolare?
Penso che a fare la differenza in gara sia il pilota più che la moto. Non sempre sono d'accordo con chi individua le cause di un insuccesso nelle gomme utilizzate, nel settaggio della motocicletta e così via. È l'atleta che vince, non il mezzo meccanico. Le case motociclistiche sono ormai tutte eccellenti.

Il tuo lavoro può considerarsi rischioso?
Un po' rischioso lo è. Non sai mai dove “va a finire” un pilota e può capitare che qualcosa o qualcuno, o una semplice sassata, ti colpisca. A me è successo due volte: prima ad Asti, poi in Bulgaria. Non mi sono fatto molto male ma la mia attrezzatura ne è uscita malconcia. Non è un caso che tutte le mie lenti mostrino i segni del mestiere anche se cerco in tutti i modi di proteggerle, come appena detto, con dei filtri neutri. Meno male che i prodotti Nikon sono robusti!

Ti occupi o ti sei occupato di altro in passato?
Mi sono occupato anche di grafica e di design. Dal punto di vista fotografico invece, mi sono mosso sempre in ambito sportivo, motoristico.

Una genere di fotografia che non ti piace?
La macro-fotografia. È troppo ferma per i miei gusti (sorride, ndr).

Da quanto tempo sei Nikonista? Ha mai pensato di cambiare?
Da quando ho comprato la D1, una delle prime reflex digitali Nikon. Agli esordi, quindi nei primi anni 80, scattavo con fotocamere di altre marche. E a dire il vero, ho effettuato diversi cambi anche negli ultimi tempi, ma ho deciso di sposare definitivamente la filosofia Nikon quando è stata presentata la Nikon D3.
Ritengo infatti che questa, insieme alla D3s, sia stata davvero una grande reflex. Conosco inoltre da tanti anni Aldo Winkler, Ceo di Nital, con il quale condivido la passione per il motocross, ed è anche questa amicizia a legarmi fortemente al brand Nikon.

Quale ottica utilizzi con particolare soddisfazione? E con quale corpo macchina stai lavorando?
A me piace molto il teleobiettivo a focale fissa AF-S Nikkor 300 mm F/2.8G ED VR II che è sempre montato su uno dei due miei corpi macchina. Sull'altro, spazio dall'AF-S Nikkor 16-35 mm F/4G ED VR all'AF-S Nikkor 70-200 mm F/2.8G ED VR II, passando per l'AF-S Nikkor 14-24 mm F/2.8G ED che utilizzo per lo più per fare fotografie ambientate con i piloti. Ci sarebbe anche l'AF-S Nikkor 24-70 mm F/2.8G ED ma non lo amo in modo particolare.
Per quanto riguarda il corpo macchina, utilizzo al momento due Nikon D4. Ho scelto questo modello avendo avuto modo di fare esperienza sia sulla D3, sia sulla D3s. Ciò che mi piace in modo particolare è la resa agli alti ISO, come 1.600 o 3.200. I fotografi di motocross lavorano spesso con tempi brevi, da 1/500 sec a 1/1000 sec, e in condizioni di luce molto critica.

Quando non sei alle prese con il lavoro, ti piace fotografare o preferisci lasciare la fotocamera a casa?
Devo ammettere che nel mio tempo libero fotografo molto poco.
Mi piacciono i paesaggi e i cieli ma evito le cosiddette foto ricordo e in ogni caso preferisco la compatta alla reflex.

Cosa diresti a un giovane che voglia intraprendere il tuo percorso?
Purtroppo quello che si vede in giro è un decadimento generalizzato della qualità. Rispetto al passato, i committenti tendono ad accontentarsi e a pretendere meno e questo non fa certo bene al mercato.
È importante in ogni caso sapere che la gavetta è lunga e che i sacrifici da affrontare sono tanti. All'inizio sembra tutto bello, ma la realtà si mostra poi in tutta la sua durezza. Diciamo che a un parente, non suggerirei oggi, di intraprendere la mia stessa strada. Con il digitale poi devi essere “tante cose insieme” nel senso che non sei più “il fotografo”, ma ti tocca anche essere abile con il computer, con i vari software di fotoritocco, con l'elaborazione grafica e via dicendo.

                     
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