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Marilla Sicilia

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19/12/2013

Marilla Sicilia

Intervista di: Dino del Vescovo

Appassionata di Lindy Hop, un ballo swing afroamericano di origini newyorkesi e risalente agli anni venti, al quale ha dedicato assai di recente un reportage, la fotografa romana Marilla Sicilia esprime la sua abilità attraverso diversi generi fotografici. La passione per la fotografia “reportagistica”, con la quale ha iniziato circa venti anni fa, l'ha pian piano condotta ad affinare l'arte del ritratto che pratica soprattutto in ambito cinematografico e musicale-concertistico. Lavora da diversi anni per l'agenzia fotografica Olycom e tiene corsi di fotogiornalismo. Nikonista da sempre, vive la fotografia come una vera e propria passione, affidando i propri messaggi sia alla fotografia a colori, più in sintonia con il mercato, sia a quella in bianco e nero che considera più importante e impegnativa. Ama l'arte in tutte le sue forme, i cani di grossa taglia e andare a cavallo.

Quanto conta la fotografia nella tua vita da 1 a 10?
Ti direi 10, ma per non essere totalizzante mi fermo a 9. La vita, dopo tutto, è fatta di tante cose ed è giusto riservare un po' di sé stessi a tutto il resto. E poi, anche la fotografia ha bisogno di quelle sfumature di grigio necessarie a non renderla in modo netto, in bianco e nero.

Quando hai iniziato a fare fotografie per professione?
Ho iniziato a vent'anni come professionista e da quattordici lavoro per l'agenzia fotografica Olycom. L'interesse ovviamente è nato prima, già ai tempi del liceo. Durante le ore alternative alla religione, ho avuto infatti l'opportunità di avvicinarmi al mondo della fotografia e in particolare alla camera oscura.

Hai sempre con te la macchina fotografica? Anche quando non lavori?
Vedi, se non fosse per il peso e l'ingombro, porterei con me reflex e ottiche Nikon praticamente ovunque. Devo quindi preferire le Coolpix quando sono in giro per relax, oppure l'iPhone di cui, lo ammetto, apprezzo molto l'applicazione Hipstamatic. Certo la qualità non è la stessa. È per questo che sono incuriosita dalle Nikon 1, le nuove compatte Nikon a ottiche intercambiabili che potrebbero rappresentare un ottimo compromesso fra maneggevolezza e qualità delle immagini. Vedremo, magari la V1...

Noto nel tuo sito web una grande varietà di soggetti. Confermi?
Sì, certo. Attualmente mi occupo principalmente di spettacolo, quindi di cinema e di musica. E mi concentro in particolare sul ritratto. Per passione faccio poi reportage – aggiungo anzi che ho iniziato proprio con il reportage e con la cronaca nera - ma il lavoro mi spinge anche a fare altro.

Cosa pensi del concetto di fotogenia? Esistono soggetti fotogenici e altri non?
Comprendo il senso della domanda e rispondo dicendo che alla base di tutto c'è la capacità del fotografo di mettere a proprio agio la persona da fotografare, e di “leggerne” il viso. Mi spiego. Se il soggetto ha un particolare anatomico che non rispetta i cosiddetti canoni di bellezza, sta al fotografo comporre le inquadrature facendo di tutto per non metterlo in particolare risalto o da renderlo nel modo più discreto possibile.

In che modo metti a tuo agio i tuoi soggetti?
Parlando e soprattutto sorridendo. Credo infatti che il sorriso sia il mezzo di comunicazione più efficace in assoluto. Lo noto anche quando sono all'estero per reportage, laddove non conosco la lingua o non parlano l'inglese. Se non ho la possibilità di esprimermi a parole, lo faccio sorridendo e mostrando cordialità.
Da questo punto di vista c'è molta somiglianza fra ritratto e foto-giornalismo.

Credi che il foto-giornalismo sia cambiato negli anni? In bene o in peggio?
Su questo argomento potremmo dibattere per giorni (sorride, ndr). Il foto-giornalismo è senza dubbio cambiato perché tutti o quasi, ovunque, abbiamo la possibilità di fotografare. La tecnologia digitale, gli smartphone, gli iPhone, consentono a chiunque di trasformare in immagini le proprie situazioni e di renderle accessibili al mondo attraverso i social network. Questo inevitabilmente crea qualche problema a chi con la fotografia ci vive e soprattutto fotografa con tecnica e passione.
Da questo punto di vista, quindi, il cambiamento è stato in peggio: l'immagine ne viene fuori svalutata. Se vogliamo invece trovare il lato positivo, di questo cambiamento, allora citerei la maggiore fruizione delle immagini, la possibilità di confronto e di miglioramento. Ma il rischio che tutti siano considerati o si sentano “fotografi” è sempre dietro l'angolo.

Da quanto tempo sei nikonista?
Lo sono dal 97 e non ho mai pensato di cambiare: mi trovo molto bene. Non mi interessa il resto, sto bene con Nikon.
 

Con quale corpo macchina stai lavorando? E con quali ottiche?
Lavoro con un corpo Nikon D3s e due ottiche in particolare: l'AF-S Nikkor 70-200m f/2.8G ED VR II e l'AF-S Nikkor 24-70 mm f/2.8G ED. Dei due preferisco il 70-200 mm, perché come già ho detto amo fare ritratti, anche se purtroppo è un po' più pesante dell'altro.

Potessi tornare indietro, rifaresti ciò che hai fatto?
Sì, rifarei tutto quello che ho fatto. Sono abbastanza soddisfatta dei miei risultati. Direi di aver raggiunto più o meno gli obiettivi che mi ero data quando ero agli inizi. Sicuramente qualcosa poteva essere fatta meglio, ma ciò vale per tutto e per tutti. Non sempre è bello accontentarsi, me ne rendo conto, ma godere di quello che già si ha, e si fa, credo sia molto importante.

Qual è il suggerimento più frequente che offri gli allievi durante i tuoi corsi?
Di fare tanta esperienza e di imparare a “fotografare” anche senza macchina fotografica. Voglio dire che la fotografia si fa prima con gli occhi. È in questo che ci si deve esercitare. Essere di fronte a un bel soggetto, o a un bel paesaggio per esempio, non sempre porta a fare belle fotografie. Imparare a guardare permette appunto di far bene.

Colore o bianco e nero? Tele-obiettivo o grandangolo?

Colore o bianco e nero? Sono cose completamente diverse per cui non saprei scegliere. Tendo a preferire il colore perché il mercato in questo momento preferisce il colore. Il bianco e nero è più artistico quindi si addice alle mostre o ai reportage molto importanti e particolari. Quanto al tipo di obiettivo, preferisco il tele, anche se ogni tanto faccio ritratti anche con il grandangolo.

                     
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