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Elisabetta Rosso

Intervista di: Dino del Vescovo

23/04/2013

Appassionata di fantascienza, in particolare dei romanzi di Frank Herbert (il Ciclo di Dune), di sport e di musica blues e rock, Elisabetta Rosso è un fotografo di matrimonio, di viaggio e di studio. Sarà la docente dei prossimi Nikon School Travel in Islanda previsti per i mesi di luglio, agosto e settembre 2013 e organizzati insieme alla Nital di Torino e al tour operator locale Icevisit. Nell'intervista che segue ci parla del suo interesse per la fotografia, tanto avvertito da averla indotta alcuni anni fa ad abbandonare la sua attività di ingegnere elettronico, e degli aspetti islandesi più affascinanti per un appassionato di fotografia e, in generale, per un viaggiatore.
Offre inoltre una visione pulita della fotografia di matrimonio, una descrizione del suo essere fotografa – ama definirsi “cacciatrice di immagini” - e del suo interesse per la fotografia in studio (fra i suoi soggetti preferiti, le donne incinte). Nikonista dalla sua prima Nikon D50, utilizza con soddisfazione una delle ottiche Nikon più amate dai professionisti (e non solo), lo zoom grandangolare 24-70mm, del quale non potrebbe proprio fare a meno.

Ciao Elisabetta, noto che sei un fotografo decisamente versatile. Se dovessi presentarti in tre sole righe, come ti descriveresti?
A me piace fotografare e rincorrere le immagini. Le situazioni in cui far ciò è possibile sono molte ed è per questo che mi vedi impegnata in ambiti diversi, ambiti che si completano l'uno con l'altro. In ogni caso, la fotografia a cui dedico più tempo è quella di viaggio, di matrimonio e di studio. Durante il viaggio, per esempio, la luce che ti viene offerta è quella naturale, quella che l'ambiente ti regala; in studio invece la luce la controlli tu e la modifichi come più ti piace. Due aspetti distinti ma entrambi avvincenti e collegati. È per questo che amo molto anche il lavoro in studio. Se dovessi quindi descrivermi, ti direi che sono una “cacciatrice d'immagini”.

Dall'ingegneria elettronica alla fotografia? Come mai?
È stata per me una conversione dal punto di vista professionale, avendo per diversi anni lavorato come ingegnere per aziende multinazionali del software. La macchina fotografica però ha sempre fatto parte della mia vita. Ho iniziato a scattare le mie prime fotografie all'età di otto anni fino a trasformare la fotografia nel mio hobby principale. A un certo punto ho sentito che il tempo che riuscivo a dedicare a questa mia passione non era più sufficiente. Ho quindi deciso di cambiare vita e di dedicarmi alle immagini a tempo pieno, come fotografo professionista. Avevo cioè bisogno di esprimermi in un altro modo. Devo ammettere tuttavia che le esperienze pregresse in azienda, mi hanno aiutato molto, soprattutto ad avere una visione “aziendale” della mia attività.

Mi daresti una definizione di “fotografia di matrimonio”?
Per quanto mi riguarda, l'incontro con la fotografia di matrimonio è stato fortemente voluto. L'ho sempre considerata occasione per catturare emozioni e godere di straordinari spunti fotografici, oltre che di ambientazioni molto belle. Il matrimonio, dal punto di vista fotografico, offre quindi delle opportunità straordinarie.
Per me fotografare un matrimonio significa raccontare le emozioni che si susseguono quel giorno. È offrire agli sposi la possibilità di rivivere nelle mie immagini tutte le sensazioni provate in quei momenti. O ancora è rielaborare e fare mie le loro emozioni per riproporgliele attraverso le fotografie. Quando riguardo i miei scatti, a giornata conclusa, e una foto emoziona me, capisco che quella stessa immagine sarà di impatto anche per gli sposi. È molto bello quando gli stessi, rivedendo l'album, mi dicono di non essersi resi conto che fosse accaduta una determinata cosa.

Il tuo approccio al matrimonio è più “reportagistico” o posato?
Assolutamente reportagistico. Poi capita, mentre ci si sposta dentro la location, che si facciano delle fotografie in posa. Come spesso dico agli sposi, le fotografie vengono da sole...

Il momento più difficile da tradurre in immagini durante l' “evento matrimonio”?
Non so se c'è un momento particolarmente difficile da tradurre in fotografia. Forse il difficile sta nell'entrare in sintonia con il matrimonio. Ogni evento è diverso dagli altri e quindi occorre abilità per immergersi totalmente nel suo svolgimento, direi nel mood della giornata. Quando inizi a sentirti totalmente partecipe degli avvenimenti, avverti dentro che stai per produrre un buon lavoro.

Ti sei mai trovata in difficoltà?
Sinceramente no. Il trucco sta nel parlare molto con gli sposi già nella fase in cui si fa conoscenza, quindi prima che il matrimonio si svolga. È importante che si crei empatia fra me e gli stessi. È chiaro che in alcune situazioni ci si sente più a proprio agio, in altre meno. Per esempio quando gli sposi pretendono fotografie molto rigide.

Perché i tuoi Nikon School Travel islandesi ottengono tanto successo? È il luogo o il docente ad attrarre così?
Sono partita con il progetto nel 2011 recandomi in Islanda e prendendo atto delle sue enormi potenzialità fotografiche. Una sorta di missione esplorativa. Me ne sono innamorata subito: l'Islanda è un paese meraviglioso. A quel viaggio ne è seguito un altro e poi è nata l'idea di organizzare i primi Nikon School Travel. Il luogo è quindi vincente per la quantità e la qualità di spunti che offre. Per quanto riguarda invece il docente (sorride, ndr), sarà l'amore che mi lega a questa terra e l'impegno che ripongo nel trasmettere emozioni in immagini, a far sì che chi parteciperà ai Nikon School Travel resterà soddisfatto della scelta.
A settembre poi, quando tutte e tre le spedizioni fotografiche in programma si saranno concluse, saprò dirti se la stessa empatia di cui parlavamo prima si sarà instaurata anche con e tra i fotografi partecipanti. Considera che al momento sono in lista ben tre appuntamenti Nikon in Islanda: luglio (dal 6 al 17), agosto (dal 6 al 17) e settembre (dal 16 al 27).
Il terzo sarà, per questioni climatiche e per il dì più breve rispetto alla notte, un po' diverso dai primi due, ma non per questo meno avvincente, anzi. Se avremo un po' di fortuna, il paesaggio ci regalerà spettacolari aurore boreali. Il resto del successo sarà poi da attribuire all'ottima collaborazione instaurata tra la sottoscritta e la Nital di Torino, distributore esclusivo per l'Italia dei prodotti a marchio Nikon.

Di fronte a quali soggetti – mi riferisco al paesaggio islandese – si rende necessaria una buona dose di competenza tecnica?
La luce islandese è meravigliosa e sa regalarti bianchi e neri naturali oltre a colori vivissimi. Quando però il cielo è coperto, allora tutto si fa più piatto. In questi casi è importante ottenere il meglio dalle proprie abilità, sfruttando il cupo delle nuvole o la maestosità di una cascata. Ho scattato una fotografia alla cascata Skógafoss in una giornata non particolarmente bella, eppure ne è venuta fuori un'immagine di successo.

E dal punto di vista faunistico l'Islanda cosa offre?
Dipende dal periodo in cui la si considera. Nei mesi estivi in cui faremo le nostre visite, potremo fotografare i cosiddetti “pulcinella di mare”, uccelli goffi e buffi nei movimenti a terra, ma affascinanti e agilissimi quando in volo. Danno soddisfazioni per il piumaggio e per il becco di colore arancio intenso.

Perché fotografi donne incinte? Quale significato ti piace attribuire a queste immagini?
Perché non dovrei fotografarle? Si fotografano donne di ogni tipo, perché incinte no? Al di là degli scherzi, mi piace fotografare la donna in quel particolare momento della sua vita anche per reazione a una società che la considera più per la taglia che per il resto. Trovo che le rotondità di una donna incinta abbiano una bellezza particolare, certamente diversa da quella imposta dagli stereotipi, ma ugualmente significativa. Sarà anche che, essendo mamma da poco più di otto mesi, rivivo in quelle fotografie le stesse emozioni che provavo prima che nascesse il mio bambino.

La tua ottica preferita e il tuo corpo macchina...
L'AF-S Nikkor 24-70mm F2.8G ED, senza alcun dubbio. È un'ottica strepitosa. Diciamo che è sempre sotto il cuscino, nel senso che senza quest'obiettivo non si va da nessuna parte. Quanto al corpo macchina, possiedo due Nikon D700, macchina con la quale mi sono sempre trovata bene.

Ti interessa il video?
Se me lo avessi chiesto un po' di tempo fa, ti avrei risposto “assolutamente no”. Era forse è un mio limite nel senso che il video rappresentava qualcosa che non conoscevo. Non nascondo tuttavia una certa curiosità negli spunti che la registrazione dei filmati ad alta qualità può oggi offrire. Ho visto di recente delle produzioni video di un mio amico fotografo e ne sono rimasta affascinata.

Da quanto tempo e perché sei nikonista?
Sono nikonista da quando ho comprato la mia prima reflex digitale, ovvero la Nikon D50. Lo sono perché trovo che le ottiche siano molto buone e poi, sai, quando ci fai la mano è veramente difficile cambiare: avverto una strana sensazione quando impugno una macchina di un'altra marca.

Mi dai dei buoni motivi per seguirti in Islanda?
Innanzitutto ci sarà da fotografare tanto. A settembre poi, se tutto andrà bene, ci troveremo di fronte allo spettacolo naturale dell'aurora boreale. Si avrà inoltre la possibilità di provare modelli e accessori Nikon di livello professionale e non proprio alla portata di tutti. E poi credo sia stato studiato un itinerario molto bello e completo di tappe anche poco accessibili, quindi al di fuori dei circuiti turistici standard. Infine ci sarà anche da divertirsi e stare bene insieme.

È un viaggio per tutti?
Lo è ma occorre concedersi un pizzico di avventura e mostrare il giusto di spirito di adattamento. Faremo parecchio fuoristrada e dormiremo qualche notte in sacco a pelo, ovviamente non all'aperto. Per quanto riguarda la cucina, si mangerà molto bene: l'Icevisit manager, il signor Roberto Tariello, che ci accompagnerà nei vari tour, è anche cuoco e da questo punto di vista saprà come farsi apprezzare.
Per quanto riguarda la cucina locale, l'Islanda offre tanto pesce e carne di pecora. Chi avrà più “coraggio” (e stomaco), potrà assaggiare l'hákarl, il famoso squalo putrefatto islandese.


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