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Alberto Ghizzi Panizza

Interviste > Alberto Ghizzi Panizza

È uno dei nomi più noti nel campo della macro-fotografia.
Gli scatti di Alberto Ghizzi Panizza permettono di ammirare particolari impossibili da scorgere con l'osservazione diretta. Famose sono le sue immagini che ritraggono gli insetti e il loro ambiente, come libellule, farfalle, tele di ragno, particolari riflessi da minuscole gocce d'acqua.

09/11/2015

Alberto Ghizzi Panizza

Intervista di: Dino del Vescovo

È uno dei nomi più noti nel campo della macro-fotografia.
Gli scatti di Alberto Ghizzi Panizza permettono di ammirare particolari impossibili da scorgere con l'osservazione diretta. Famose sono le sue immagini che ritraggono gli insetti e il loro ambiente, come libellule, farfalle, tele di ragno, particolari riflessi da minuscole gocce d'acqua. Impegnato anche su altri versanti fotografici, come la fotografia di paesaggio, il ritratto, il matrimonio e l'astro-fotografia, il fotografo parmigiano è alla continua ricerca del bello.
Di recente ha testato la Nikon D810A presso gli osservatori astronomici cileni ESO di Panaral e La Silla, nel deserto dell'Atacama, ottenendo spettacolari immagini dello spazio profondo, mentre nei mesi di novembre e dicembre sarà impegnato con le tappe di Roma, Ancona e Bari del Nikon Live! 2015, appuntamenti imperdibili e gratuiti organizzati dalla Nital di Moncalieri (TO) e dedicati a tutti gli appassionati di fotografia.

Alberto Ghizzi Panizza

Macro-fotografia. Cosa serve per iniziare?
Per fare macro-fotografia fortunatamente non servono super-tecnologie oppure ottiche avanzatissime. Di sicuro l'attrezzatura conta, ma per cominciare basta una buona bridge o una compatta. Anzi, sembrerà strano, ma fare macro-fotografia con una macchina compatta è più facile che farlo con una reflex. I sensori delle compatte e delle bridge producono infatti una estesa profondità di campo, al contrario dei più grandi FX (24x35,9 mm). Basta poi abbinare alla compatta un filtro close-up per ottenere già buoni risultati.
Se si inizia invece con una reflex, occorre abbinare un'ottica Micro-Nikkor oppure sfruttare gli obiettivi non macro, come l'AF-S Nikkor 50mm f/1.8G, inserendo un tubo di prolunga del tipo Kenko DG per Nikon. Si perde, in questo caso, la possibilità di mettere a fuoco all'infinito ma questo nella fotografia macro conta poco e niente. Di contro, si ottengono ingrandimenti ragguardevoli.

Come ci si avvicina ai soggetti senza farli muovere o scappare?
Basta, nel caso degli insetti, alzarsi molto presto al mattino e fotografarli quando sono ancora intorpiditi dal freddo notturno. I mesi di settembre e ottobre sono i migliori: si trovano pochi insetti, è vero, ma una volta trovati, sono ottimi per fare esperimenti e scatti. Ovviamente senza far loro del male. Non appena l'aria si scalda, le cose cambiano e gli insetti iniziano a muoversi.

Scatti a mano libera?
Assolutamente no, uso sempre il cavalletto. Raramente, quando voglio riprodurre l'effetto controluce, riprendendo per esempio un soggetto con il sole alle spalle, scatto a mano libera ma con il flash.

Fin dove ci si può spingere? Mi riferisco agli ingrandimenti.
Sto eseguendo delle prove con lenti da microscopio Nikon, come le Nikon CFI Plan, e con queste tocco anche fattori di ingrandimento di 50x. Con i miei soggetti preferiti, tuttavia, non serve andare oltre.
Sopra i 50x, poi, ci si imbatte nel solito problema della ridotta profondità di campo.

Capita di sentire che dietro la macro-fotografia ci siano metodi (talvolta) poco rispettosi nei confronti degli animali. È una voce fondata?
Sì, la voce purtroppo è fondata. C'è chi ammazza gli insetti prima di fotografarli oppure li mette dentro il congelatore.
Di solito, chi ricorre a questi escamotage, lo fa perché non è capace di fare altrimenti. Un occhio allenato riconosce però un insetto morto, appena preso dal freezer. Lo vedi dal colore degli occhi, dalla postura innaturale.

Focus Stacking. Cosa è?
È una tecnica che consente di estendere la profondità di campo. Come già detto, uno dei problemi della macro-fotografia è che all'aumentare dell'ingrandimento si riduce notevolmente la profondità di campo, comprimendo la messa a fuoco su profondità anche inferiori al millimetro.
Con il Focus Stacking si eseguono quindi più scatti dello stesso soggetto, spostando la macchina su una slitta micrometrica. Un software sviluppato ad hoc li fonde riconoscendo in automatico le parti a fuoco e restituendo un'unica immagine con maggiore profondità di campo. La difficoltà sta nel fare più in fretta possibile, sperando che il soggetto non si muova e che la luce non cambi.

È una tecnica accettata?
Non sempre. Dipende dai contesti e dai concorsi.
Talvolta è considerata un fotomontaggio e quindi trattata con cautela.
Ne ho pagate le conseguenze a un concorso indetto dal National Geographic nel 2013 dove la giuria, dopo aver assegnato il primo premio a una mia immagine macro, l'ha poi esclusa ritenendola non conforme al regolamento.
Personalmente non ritengo il Focus Stacking un fotomontaggio, ma una tecnica che risolve un limite fisico, dettato dalle ottiche e dagli ingrandimenti.
Dal mio punto di vista, è indispensabile per fare macro-fotografia di alto livello.

Ma non basta chiudere il diaframma per ovviare alla ridotta profondità di campo?
Si può fare fino a quando non si produce il fenomeno fisico della diffrazione, strettamente legato alla natura ondulatoria della luce che oltrepassa un foro di dimensioni minime. Quando l'apertura del diaframma è tanto piccola da generare diffrazione, l'immagine perde qualità e contrasto.

A quale distanza dal soggetto si scatta in macro-fotografia?
Dipende molto dal tipo di ottica usata. Si va da uno o due centimetri a circa 20 cm, talvolta il soggetto finisce quasi dentro la lente. Se si usa l'AF-S Micro-Nikkor 200mm f/4D IF-ED, una delle mie ottiche preferite, ci si può anche mettere a circa 50 cm di distanza dal soggetto.

Quante ottiche macro possiedi?
Praticamente tutte quelle che Nikon mette a disposizione: l'AF-S Micro-Nikkor 105mm f/2.8G IF-ED, l'AF-S Micro-Nikkor 60mm f/2.8G ED e l'appena citato AF-S Micro-Nikkor 200mm f/4D IF-ED.

Cosa vorresti che Nikon inventasse o producesse per offrire nuove opportunità creative?
Mi piacerebbe che Nikon ricominciasse a fare soffietti perché quelli attualmente in commercio sono datati e non hanno contatti. Con dei soffietti moderni sarebbe tutto più facile.

Fotografia all'infrarosso: sperimentazione fine a sé stessa?
Non definirei la fotografia all'infrarosso una sperimentazione fine a sé stessa. È un campo di applicazione che può anche dare grandi soddisfazioni. La fotografia all'infrarosso, per esempio, è perfetta nelle ore più “dure” della giornata, quando cioè l'illuminazione è troppo intensa ed è preferibile non fotografare in modo tradizionale. Catturando onde differenti da quelle luminose, la fotografia all'infrarosso restituisce ai nostri occhi un mondo diverso da quello a cui siamo abituati.

Cosa serve per fare fotografia all'infrarosso?
Ci sono diversi modi di fotografare l'infrarosso. Si possono per esempio utilizzare filtri aggiuntivi, da avvitare direttamente all'obiettivo, oppure si può modificare la macchina rimuovendo il filtro IR posto davanti al sensore. Personalmente, ho iniziato con una Nikon D40 modificata, poi con una D90, sempre modificata, per usare poi modelli via via superiori.

Con quale corpo macchina stai lavorando? E con quali obiettivi?
Uso principalmente la Nikon D810 che considero, per fare macro-fotografia, una macchina eccezionale. Per le foto d'azione preferisco invece la Nikon D3s e la Nikon D4s. Ammetto però di essere in attesa che arrivi la nuova Nikon D5.
Per quanto riguarda gli obiettivi, ottiche macro a parte, mi piace molto l'AF-S Nikkor 14-24mm f/2.8G ED e l'AF-S Nikkor 16-35mm f/4G ED VR perché stabilizzato. Mi piace inoltre fotografare il paesaggio con l'AF-S Nikkor 70-200mm f/2.8G ED VR II per la possibilità di individuare e riprendere in lontananza particolari nascosti.

So che hai testato in Cile la Nikon D810A. Vorrei un feedback su questa speciale reflex...
La macchina nasce per fare astrofotografia e da questo punto di vista è imbattibile, staccando e di parecchio la Nikon D810 che avevo provato sempre sullo stesso sito astronomico qualche mese prima. Mi ha però colpito per il fatto che, anche nelle normali condizioni, si comporta bene, non mostrando poi tutte queste differenze rispetto alla D810. Forse c'è una leggera predominanza del rosso, ma la si può usare anche per fare normale fotografia. Forse la differenza che più ricordi sta nella sensibilità ISO: la D810 parte da 80 ISO, la D810A da 200 ISO.

In che modo l'hai provata?
L'ho collegata a un telescopio e ho realizzato esposizioni singole. L'ho quindi messa alla prova, ottenendo immagini di qualità anche con 5 minuti di esposizione, a 5.000, 6.000 ISO. Ricordo che il personale dell'osservatorio, abituato a vedere il meglio in termini di fotografia astronomica, è rimasto davvero impressionato dalla qualità della D810A.

Macro-fotografia a parte, cos'altro fotografi?
A me piace fare un po' di tutto. Sono conosciuto per la fotografia macro, ma faccio anche paesaggio, ritratto e matrimonio.

Ti faccio allora la domanda inversa: cosa non fotografi?
Non saprei perché amo sperimentare in tutti i campi. Forse eviterei di fare fotografia di gossip, per la quale occorre una predisposizione caratteriale che personalmente non ho. Uso la fotografia per cogliere il bello intorno a me, per cui il gossip, ma anche la fotografia di reportage e di guerra, non sono nelle mie corde.

Parteciperai alla tappe di Roma, Ancona e Bari del Nikon Live! 2015. Vuoi anticiparci qualcosa?
Sì certo, porterò in questi eventi la mia fotografia macro.
E avrò a disposizione più incontri per ogni città: presenterò ai partecipanti una carrellata delle mie immagini preferite e discuterò a livello teorico di macro-fotografia; poi terrò dei mini workshop su metodi e tecniche necessarie a ottenere determinati risultati.
Fotograferemo insieme i riflessi sulle goccioline d'acqua e tutto quello che si può realizzare in studio.
Mostrerò infine le immagini scattate in Cile, agli osservatori ESO di Paranal e La Silla, con la Nikon D810A.

Potessi tornare indietro, cosa non rifaresti?
Sinceramente non saprei. Forse invierei al concorso di National Geographic uno scatto macro unico anziché un “Focus Stacking”. Devo però ammettere che, questa storia, mi ha dato più visibilità di quanta ne avrei avuta se avessi vinto il concorso. Sono inoltre contento di aver sollevato la questione e di aver elevato l'argomento a dibattito su scala internazionale.

                     
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