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Luca Monducci

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15/11/2013

Luca Monducci

Intervista di: Dino del Vescovo

Forte di un'esperienza quasi trentennale, Luca Monducci, fotografo spezzino di 44 anni, prova a raccontare nell'intervista che segue le tappe di una carriera che lo hanno visto alle prese con diversi generi fotografici e diversi committenti: dal Festivalbar a famosi artisti e gruppi musicali (come i Nomadi e Toqinho), dalla fotografia industriale alla pubblicità, al set con modelle e persino pornostar. Una fucina di idee che circa cinque anni fa ha dato vita ad A.L.F.A. Parma (www.alfaparma.org), scuola di fotografia da lui fondata e supportata dalla Nital di Torino in qualità di sponsor tecnico. Nikonista fin nel Dna, conosce perfettamente le macchine Nikon, le ottiche e gli accessori con i quali sperimenta e ottiene risultati nuovi e diversi. Coltiva interessi e hobby di ogni genere: fra questi la subacquea e il paracadutismo. Ama quindi l'acqua e l'aria, mezzi dentro i quali non manca di fotografare. Vorrebbe provare nuove tecniche fotografiche, utilizzando semmai droni per le riprese dall'alto. È commissario sportivo di rally, sport che lo lega al ricordo eterno di suo fratello Eros, scomparso alcuni anni fa e pilota di caratura internazionale.

 

Noto dal tuo CV che la tua attività di fotografo è alquanto trasversale. Mi riassumi ciò che fai in poche righe?
Confermo, mi impegno su più fronti e vivo la fotografia, oltre che per professione, come un modo per crescere e accumulare esperienze nuove. Ho iniziato circa trent'anni fa, quando avevo 16 anni, come fotografo di musica, specializzato in concerti, eventi, raduni e copertine di dischi e CD. Subito dopo ho sperimentato diversi generi, lavorando come fotografo industriale, di moda, di pubblicità e di matrimonio. Prima i Nomadi, Toquinho, diverse edizioni del Festivalbar, sempre con il supporto del team NPS e in particolare del sig. Stefano Barbero, poi le foto di still life con i prodotti elettrici Gewiss, i prodotti per parrucchieri Wella e via dicendo. Oggi, vuoi per un desiderio personale, vuoi perché avendo una bimba di due anni preferisco non allontanarmi troppo da casa, dedico molto del mio tempo alla formazione. Da qui è nata A.L.F.A. Parma, Accademia e Laboratorio di Fotografia Artistica, da me fondata nel 2008.

Di tutti gli ambiti fotografici di cui ti occupi, mi dici quale richiede meno impegno?
Non è tanto una questione di impegno, quanto di possibilità di “tirare il fiato” e lavorare in modo disteso e ordinato: rispondo quindi citando i corsi di formazione. Questo perché posso contare su una buona preparazione teorica e pratica e sulla qualità dei miei collaboratori, ognuno specializzato in un dato settore della fotografia. Non nascondo infine che i corsi di formazione sono una buona occasione per imparare dagli stessi allievi. Capita che questi realizzino, su temi molto semplici e in apparenza banali, scatti in grado di lasciarti a bocca aperta.

Fotografia industriale. Di cosa si tratta? L'oggetto che hai fotografato con più coinvolgimento?
La fotografia industriale, dal mio punto di vista, riguarda tutto ciò che attiene all'attività commerciale di un'azienda. Fonda essenzialmente sullo still life ed è funzionale alla creazione di cataloghi, pagine pubblicitarie, eventi istituzionali. Le immagini devono quindi essere belle e vincenti.
Quanto all'oggetto che più mi ha coinvolto, mi piace citarti il piatto di lasagna con besciamella fumante che ho fotografato per una nota azienda alimentare che produce piatti per celiaci. E stata una bella esperienza anche perché il food impone tempi molto stretti per via della velocità con cui, un piatto appena sfornato, smette di fumare. Ricordo inoltre, con molto piacere, il servizio fotografico eseguito con delle calzature artigianali rigorosamente Made in Italy, articoli costosi che affidavano alle immagini buona parte del loro successo.

Colore o bianco e nero? Colori saturi o naturali?
Sono nato con il bianco e nero, in camera oscura, e la fragranza delle soluzioni chimiche che permeava le mie narici. Adoro quindi il bianco e nero che amo definire “intimo, implacabile e gestore delle emozioni”. Dopo, preferisco i colori naturali. Per lavoro, devo saper anche gestire i colori saturi, in particolare quando faccio o spiego agli allievi cosa è l'HDR (High Dynamic Range, ndr), ma il mio gusto personale resta sulle tonalità naturali.

Cosa pensi della fotografia di matrimonio?
È una fotografia per la quale non si può assolutamente fallire, trattandosi di un evento unico e irripetibile. Ho fotografato per diversi matrimoni nella mia carriera, avendo per altro iniziato come assistente, quindi al fianco di professionisti già affermati. Negli ultimi tempi, devo ammetterlo, sto realizzando pochi servizi per via di impegni di altro genere.

Da quanto tempo sei nikonista? Hai mai pensato di cambiare?
Da sempre, da quando avevo 16 anni. E sono cresciuto con la Nital al mio fianco: la famiglia Winkler in primis, poi Stefano Barbero, i fratelli Bachis, Gilles De Paoli e a seguire tutti gli altri. Non faccio fatica quindi ad affermare che sono “giallo” fin dentro le... tasche. E non cambierei per nessuna ragione al mondo. Ti invito solo a riflettere sui vantaggi dell'innesto a baionetta F-Mount: Nikon permette di utilizzare con le reflex più recenti, obiettivi di trenta, quarant'anni fa, quindi di visitare un mercatino e di acquistare per poche decine di euro un'ottica che ai tempi costava qualche milione di lire. Con quali altri brand è possibile fare qualcosa di simile?

Con la Nikon e la Nital sono quindi in famiglia e sento di poter contare su di loro anche se dovessi decidere di avvicinarmi a un genere fotografico nuovo, l'astro-fotografia per esempio. Adesso che ne parlo, mi vien voglia di chiamarli per chiedere il prezzo della nuova Nikon Df, reflex professionale dal sapore rétro che tanto farà parlare di sé.

Cosa è A.L.F.A. Parma?
È un'accademia della fotografia diretta all'apprendimento, alla valorizzazione e diffusione della cultura fotografica nel territorio e in tutti i suoi campi. Teniamo, grazie anche a uno sponsor tecnico di assoluta eccellenza quale è la Nital, corsi e workshop, quindi andiamo in giro per Parma e non solo a fotografare e a sperimentare tecniche sempre nuove. Il suo indirizzo web è www.alfaparma.org mentre la sua corretta definizione recita “Accademia e Laboratorio di Fotografia Artistica”.

È mai successo qualcosa di strano durante i tuoi corsi di fotografia?
Di strano proprio no, ma ricordo che alla fine della prima lezione di uno dei corsi base di fotografia, qualche anno fa, un'allieva, laureata in medicina, si alzò e disse che l'impostazione le sembrava troppo seria e che quel corso avrebbe richiesto un impegno eccessivo da parte sua, motivo per cui avrebbe rinunciato alla frequenza. Per me era il complimento più bello che una persona potesse rivolgermi: eravamo agli inizi della nostra esperienza accademica, per cui tutti estremamente motivati. Questa inaspettata esternazione ci portò a credere ulteriormente in noi e a continuare sulla nostra strada.
Vorrei invece raccontarti un aneddoto che la dice lunga sull'approccio che molti di noi hanno avuto nei confronti delle prime macchine fotografiche digitali: un cliente del mio negozio acquistava una memory card al giorno ignaro del fatto che dopo averle riempite di immagini, potesse anche cancellarle. Al terzo acquisto, provai a capire e gli spiegai che non era quello il modo migliore per proseguire. Ti lascio immaginare quali costi proibitivi avesse il suo hobby all'incirca dieci anni fa...

Con quale corpo macchina stai lavorando? E con quali ottiche?
Con una Nikon D800, macchina della quale sono incredibilmente innamorato: il file Raw è “pesantuccio” ma in cambio restituisce una quantità e una qualità del dettaglio davvero fuori del comune. Quanto alle ottiche, mi piacciono molto le ottiche fisse: il fisheye 10,5 mm, il 16 mm, il 20 mm, il 105 mm, il 180 mm, il 200 mm e il 400 mm. Tutti rigorosamente Nikon. Uso inoltre un obiettivo PC-E per le foto di architettura in abbinamento al Jumbo progettato da Giuseppe Maio della Nital, il massimo guru italiano, a mio parere, per quanto riguarda i sensori digitali.
L'ottica che però non può mancare nella mia borsa, da circa venti anni, è l'80-200 mm, in tutte le varianti in cui è stata prodotta. Credo sia una delle migliori che Nikon abbia mai concepito nella sua storia. Con questo obiettivo riesco a fotografare praticamente di tutto, anche in sala posa, con la modella di fronte, posizionandomi semmai dall'altra parte della stanza per restare più lontano possibile. E poi possiedo un kit Nikon R1 C1 per la macrofotografia e un flash Nikon SB-910. Infine una “vecchia” Nikon F5 aerografata dal maestro Claudio Mazzi, mio carissimo amico.

Con quale genere fotografico non ti cimenteresti mai?
Interessante questa domanda, soprattutto se con la mente torno su alcuni episodi della mia carriera di fotografo. Mi è capitato infatti di passare dalla realizzazione di servizi per “Minni & Company”, periodico mensile di fumetti edito da Disney Italia fino al 2001, a sessioni fotografiche per la nota pornostar, scomparsa nel 2005, Ursula Cavalcanti. Ho seguito anche l'Erotica Tour per diverso tempo e per tutta l'Italia. Questo per dirti su quanti fronti mi piace procedere. Se però dovessi citarti due ambiti ai quali non mi dedicherei mai, ti direi la fotografia di gossip e il reportage dai campi di guerra. Da un lato non comprendo lo spirito che anima i paparazzi, dall'altro mi piacerebbe che le ultime fotografie di guerra fossero quelle del 6 giugno 1944 (Sbarco in Normandia, ndr). Troppi colleghi giornalisti ci hanno lasciato per un genere di fotografia che non dovrebbe più esistere.

                     
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