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Nino Idini
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28/02/2014

Nino Idini

Intervista di: Dino del Vescovo

La passione per la fotografia e per il viaggio, ha fatto del savonese Nino Idini, uno dei fotografi di viaggio e turismo più attivi sul panorama internazionale. Impegnato con la sua troupe in diversi paesi del mondo, ha intrapreso il suo iter professionale nei primi anni 80, iniziando a fotografare in ambito industriale e pubblicitario.
L'amicizia, sin da ragazzo, con Willi Fassio che di lì a poco sarebbe stato il fondatore del tour operator “Tucano Viaggi”, e con l'ideatore del noto programma televisivo “Donnavventura”, Maurizio Rossi, in onda da diversi anni su Mediaset, gli ha permesso di interpretare il suo mestiere da ogni punto di vista.
La stima e l'affetto, inoltre, che lo legano alle macchine fotografiche Nikon, hanno di recente dato forma ai nuovi “Nikon School Travel” organizzati da Tucano Viaggi e in programma a partire da aprile 2014.
Parte importante della sua attività è ormai riservata ai video, quasi sempre realizzati con Nikon D800. Nino Idini ha girato importanti spot pubblicitari e video turistici ufficiali per diversi stati. È molto legato alla Costa Rica dove si trova la sede estera della sua agenzia, e ama la lingua spagnola. Quando può, si rilassa leggendo libri di autori locali. Ha provato cucine e specialità culinarie di ogni angolo del mondo, ma resta convinto che la qualità e la bontà della cucina italiana siano inarrivabili.


Dalla fotografia industriale e pubblicitaria al reportage di viaggio e geografico. Come mai questo passaggio e se prevedi in futuro di abbracciare altri ambiti della fotografia?
Ho aperto il mio primo studio come fotografo industriale e pubblicitario nel lontano 1984. L'industria era ai tempi fiorente, soprattutto qui in Liguria. Mi piaceva l'idea di fare un lavoro attuale, moderno, al passo con i tempi. C'era il porto di Genova e diversi cantieri navali richiedevano fotografie di navi in costruzione o in varo. Negli anni 90, però, ha avuto inizio il declino della grande industria. Avevo acquisito esperienza in un settore della fotografia che mi aveva dato tanto in termini economici, un po' meno dal punto di vista personale. Cercavo qualcosa in più e ho deciso di dedicarmi alla fotografia di viaggio. Ho quindi provato e ci sono riuscito.
Quanto ai desideri futuri, sono talmente appagato dalla fotografia di viaggio e dal reportage video, che non prevedo di fare altro. Almeno per il momento.

Vedo un'agenda di impegni molto densa che ti porta a essere in pochissimo tempo in diverse parti del mondo. Cosa serve per gestire al meglio questi ritmi? È una professione o uno stile di vita?
Quello del fotografo di viaggio e del documentarista è uno stile di vita e una professione al tempo stesso.
Nel 2013 ho visitato e fotografato 13 paesi, quindi più di uno al mese. Gestire i ritmi non è sempre facile. Per fortuna dispongo di collaboratori molto validi: mio figlio Fabio per esempio ha preso in mano tutto ciò che riguarda il video, sgravandomi di una quantità di lavoro che, onestamente, da solo, non potrei gestire. Siamo mediamente quattro, cinque persone, più l'intervento di troupe locali come accade in Costa Rica e in Kenia. Poi c'è la sfera privata e la necessità di avere accanto persone comprensive, disposte ad accettare i lunghi periodi di assenza che questo mestiere comporta.

Mi descrivi in sintesi cosa lega "Nino Idini" a "I Viaggi del Tucano" e a "Nikon"? Che relazione c'è fra le tre realtà?
La domanda mi riporta parecchio indietro nel tempo. A “I Viaggi del Tucano” sono legato da sempre, in particolare alla persona di Willy Fassio, ideatore e fondatore del noto tour operator, persona che stimo molto come uomo di cultura, viaggiatore e avventuriero. Per farti capire, ha risalito il fiume Orinoco, in Venezuela, in canoa e in solitaria. C'è poi Maurizio Rossi che si è inventato “Donnavventura”, trasmissione in onda su Rete 4, di cui adesso è anche regista. Eravamo i cosiddetti “quattro amici al bar”, ragazzi che a quell'epoca avevano 17, 18 anni, e che parlavano di sogni e ambizioni che con il tempo sono diventati realtà. Un bellissimo percorso fatto insieme.
Nikon invece, per me, è l'essenza stessa della fotografia, essendo nato, come fotografo, nel 1980, con una Nikon F2 in mano. Negli anni ho posseduto poi tutte le ammiraglie di casa Nikon, un privilegio per chi, oltre a essere fotografo, è anche un grande appassionato di fotografia.
La relazione attuale tra me, Nikon e Tucano, dà forma ai “Nikon School Travel”, organizzati dalla stessa Tucano e con la presenza del sottoscritto in qualità di docente Nikon. Un progetto interessante che consentirà agli appassionati di fotografia di partecipare come viaggiatori, ai professionisti Nikon come docenti. Il primo viaggio è previsto per aprile e si terrà in Costa Rica, uno dei paesi con il più alto tasso di felicità al mondo.

Polo Nord o deserto? Quale dei due ambienti si presta di più alla fotografia? E con quali difficoltà?
Per me è tutto buono. L'importante è avere la luce giusta e la giusta dose di emozioni e avventura. Se parliamo di aree del Nord – il Polo Nord in senso stretto, essendo tutto di ghiaccio, non è particolarmente fotogenico – potrei citarti le aurore boreali. Sono fantastiche quelle della Lapponia svedese per esempio. Anche per il deserto vanno fatte le dovute distinzioni, perché non sono tutti uguali: ci sono i deserti di sabbia, quelli di pietre, di montagna. Il Sahara è senza dubbio quello che mi affascina di più. Le difficoltà legate ai due ambienti sono per lo più di tipo tecnico: il freddo per le batterie ai Poli, e la sabbia che si infiltra ovunque nei deserti. Per fortuna Nikon mette a disposizione accessori e corpi macchina tropicalizzati con i quali si può far fronte a queste situazioni estreme.

Quanto spazio riservi alle immagini fisse e quanto al video?
In questo momento sto, anzi stiamo dedicando molto più tempo al video che alla fotografia. Soprattutto nell'America Centrale. In quell'area ci chiedono di realizzare documentari, spot pubblicitari e video turistici. Il mercato in questo momento, almeno per noi, va più verso la video-cinematografia. Ultimamente abbiamo realizzato uno spot per la Costa Rica e siamo in gara per la produzione del video ufficiale del Kenia. Il video è quasi un altro mestiere rispetto alla fotografia, ma non mancano i punti in comune.

Da quanto tempo sei nikonista? Hai mai pensato di cambiare?
Come già introdotto poco fa, sono nikonista dai primi anni 80. Ho avuto una breve parentesi con Canon, avendo lavorato per una trasmissione televisiva che suggeriva l'uso di apparecchiature Canon. Da parte mia però, l'affetto e il legame professionale con Nikon, sono rimasti sempre immutati. Né ho mai pensato di cambiare: mi trovo molto bene e ho anche un'infinità di ottiche Nikkor.

Si sta facendo un gran parlare della nuova Nikon D4s. Cosa ne pensi?
Bastano davvero poche parole. È la reflex più performante del momento.

Hai mai lavorato con una Nikon COOLPIX?
Lavorato proprio no, ma uso le Coolpix nella vita privata, quando devo fotografare per piacere e conservare i ricordi di famiglia. Mettiti nei panni di uno che per professione deve sempre sostenere il peso di borse cariche di attrezzatura.
Quando posso, preferisco affidarmi a una fotocamera di pochi grammi.

Con quale corpo macchina stai lavorando? E con quali obiettivi? I due che preferisci?
Elencare gli obiettivi è un po' difficile: considerando quelli in mio possesso, anche da diversi anni, quelli che utilizza mio figlio e quelli a cui la Nital di Moncalieri mi dà accesso come tester, direi praticamente tutti.
Altrettanto difficile è sceglierne soltanto due: l'AF-S Nikkor 50mm f/1.4G e l'AF-S Nikkor 70-200mm f/2.8G ED VR II. Per quanto riguarda il corpo macchina, utilizzo una D4 per fotografare, una D800 per girare i video.



Cosa pensi del reportage sociale? E dei “paparazzi”?

Il reportage sociale l'ho anche fatto in qualche momento della mia vita.
Non è un mestiere facile: comporta un determinato modo di essere e l'abilità di non schierarsi, soprattutto dal punto di vista politico. Tutto iniziò molti anni fa con l'incarico offerto dal governo americano a Walkers Evans, di documentare fotograficamente le differenze esistenti fra Nord e Sud America. Forse senza il suo lavoro e quello che sarebbe diventato poi il reportage sociale, il mondo avrebbe fatto più fatica a civilizzarsi. I paparazzi? Perché sono fotografi?

                     
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