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Enrico Farro

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28/01/2014

Enrico Farro

Intervista di: Dino del Vescovo

Autore del video di backstage di “Indovina chi viene a Natale?”, film commedia proiettato durante le festività natalizie in tutte le sale cinematografiche d'Italia, Enrico Farro, filmaker romano di 33 anni, ci racconta la sua esperienza sul set con la Nikon D600, macchina Full Frame dalle spiccate caratteristiche video.

Già esperto di ripresa mediante fotocamera reflex, avendo all'attivo collaborazioni con la Rai e con diverse produzioni cinematografiche, il giovane professionista, fondatore e presidente di un'associazione nazionale di categoria, descrive con chiarezza i punti di forza della fotocamera Nikon, sottolineando l'efficienza del suo comparto video.
Nel cast di “Indovina chi viene a Natale?”, per la regia di Fausto Brizzi, figurano attori del calibro di Raul Bova, Claudio Bisio, Claudia Gerini, Angela Finocchiaro e Diego Abatantuono. Nikon compare in alcune scene del film (product placement), rappresentata dalle fotocamere COOLPIX S31 e D3200.

Dunque Enrico, prima di raccontarmi la tua esperienza sul set con la Nikon D600, parlami un po' di te e della tua professione.
Personalmente nasco come “scrittore di video digitale”. Mi piace molto questa definizione. Diciamo che ho scoperto la mia professione praticandola. Tutto è nato dalla voglia di fare il regista, ma le richieste del mercato mi hanno portato a seguire un percorso un po' diverso. Mi è stato chiesto di montare, di filmare, di fotografare. Mi sono quindi reso conto che andava nascendo in me una figura professionale alternativa, nuova, senza che però sostituisse quella del regista o quella del direttore della fotografia.

Quindi, se qualcuno ti chiede che mestiere fai, tu cosa rispondi?
Che sono un filmaker. E ho anche fondato un'associazione di filmaker, la Associazione Nazionale Film-makers e Video-makers Italiani (www.associazionefilmaker.com), di cui sono anche presidente.

È stata la tua prima volta con Nikon? Avevi già girato con fotocamere reflex?
Sì, ho utilizzato e utilizzo le reflex abbastanza di frequente per girare. Corteggiavo d'altronde Nikon da tempo dato che il mio socio, Mario Crinella, nasce come fotografo Nikon e dispone di un parco ottiche Nikkor con le quali ho lavorato in più di un'occasione, e con grande soddisfazione.
Di recente abbiamo infatti realizzato uno spot per una famosa casa automobilistica, usando però la Nikon D800.

Esistono differenze fra la Nikon D800 e la D600?
Sì, ne ho notata una in particolare: l'impossibilità, con la D600, di variare il diaframma con la registrazione in atto. Durante le riprese del video di backstage di “Indovina chi viene a Natale?”, non ho però incontrato alcuna difficoltà, anche perché l'illuminazione creata da Mark Melville, il direttore della fotografia, ha reso il lavoro più facile.

Quale aspetto o funzione della Nikon D600 ti ha colpito in particolare?
Trovo che Nikon abbia fatto un bel salto in avanti, permettendo, per esempio, di avere un pre-ascolto in cuffia (si vede nel video di backstage che l'autore indossa degli auricolari, ndg). Una possibilità non da poco, che rivela tutta la sua utilità quando si vuole avere il massimo controllo della situazione. Non solo, la D600, durante la cattura video, visualizza in tempo reale i livelli audio sul display, cosa che molte altre reflex non offrono, a meno che non si installino firmware alternativi che però non sono quelli ufficiali. Se poi penso alle funzioni speciali, la Nikon D600 mi anche permesso di realizzare dei time-lapse, serie di scatti fotografici che avvengono automaticamente a distanza di tempo regolare. Direi quindi che la Nikon D600 vanta diversi punti di forza.

E per quanto riguarda l'ergonomia?
Non ho incontrato problemi di alcun genere. Il corpo macchina ha una presa solida e mi ha permesso di girare senza l'ausilio di spallacci o steadycam. Da questo punto di vista ha contribuito molto lo stabilizzatore VR dell'ottica Nikkor.

Quali ottiche hai utilizzato? E quali altri accessori?
Soltanto l'AF-S Nikkor 24-85mm f/3.5-4.5G ED VR, più che sufficiente a coprire ogni necessità sul set. A fronte dell'esperienza vissuta sento di poter dire che con una buona reflex, oggi, giri anche un intero film. Nessun accessorio in particolare e nessun filtro: il video di backstage nasce così come lo vedi, con la sola Nikon D600. Non ho usato neanche un monocolo, avendo seguito tutto sul display posteriore. Solo un microfono “mezzo-fucile” di tipo direzionale, fissato sulla slitta a caldo della reflex.

Come hai gestito la ridotta profondità di campo dovuta al sensore FX?
Se devo esserti sincero, considero la ridotta profondità di campo un valore aggiunto, non un limite. Anzi, molti video sono girati con le reflex Full Frame proprio perché permettono ai filmaker di gestire la profondità di campo con grande accuratezza. Ovviamente devi essere bravo, devi saper impostare bene il diaframma, per evitare di perdere il fuoco in continuazione. Una volta che si è presa la giusta confidenza con la macchina e con la sua messa a fuoco manuale, si ottengono risultati in grado di regalare grandi soddisfazioni.

Hai notato particolari reazioni da parte degli attori?
C'è tanta naturalezza negli attori, perché l'uso delle reflex nel filmare non fa più notizia. Anzi, aggiungo che la presenza di una fotocamera reflex è molto più discreta di quanto non sia quella di una videocamera broadcast, di dimensioni sicuramente maggiori. La reflex mette meno in imbarazzo. Tutto sembra più informale. Abbiamo realizzato anche delle interviste con la Nikon D600, utilizzando, come già ti ho detto, un “mezzo-fucile” come microfono. Il tutto senza la necessità di “toccare” e “microfonare” l'intervistato.

Hai dovuto apportare correzioni in post-produzione?
Pochissimi interventi. La colorimetria della Nikon è fantastica e se non fai grossi errori di bilanciamento ed esposizione, hai da fare ben poco in post-produzione.

Credi che in futuro si possano girare interi film con macchine reflex?
Sì, la tecnologia è già matura. Non lo si fa ancora perché l'industria cinematografica è, appunto, un'industria. È come chiedersi perché non costruiscano ancora auto in grado di alimentarsi ad acqua. È in piedi un sistema che si preferisce non smontare, almeno per il momento.
Ti dirò di più, ho da poco finito di girare una serie di documentari d'arte per la Rai. Si chiama “Dopotutto non è brutto”. Dalle videocamere broadcast siamo passati alla fine alle reflex per questioni di praticità e comodità di movimento. Se avessimo filmato il Mose di Venezia con le classiche e ingombranti videocamere, avremmo avuto non poche difficoltà pratiche.
 

                     
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