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Gabriella Di Muro

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Gabriella Di Muro, giovane fotografa professionista di Torino, alla progettazione di interni e di edifici ha preferito le immagini e le opportunità lavorative offerte dalla sua fotocamera Nikon. Appassionata di viaggi e di lingue, ha avuto già modo di lavorare all'estero e di proporre le sue idee ad agenzie e studi fotografici, dall'India agli Stati Uniti...

22/07/2015

Gabriella Di Muro

Intervista di: Dino del Vescovo

C'è sempre un che di magico e romantico in ogni suo scatto e progetto, come quello ispirato all'opera “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare a cui si appresta a lavorare. E sogna di combinare la fotografia di moda con lo stile un po' fiabesco che la contraddistingue.
Gabriella Di Muro
, giovane fotografa professionista di Torino, alla progettazione di interni e di edifici ha preferito le immagini e le opportunità lavorative offerte dalla sua fotocamera Nikon.
Appassionata di viaggi e di lingue, ha avuto già modo di lavorare all'estero e di proporre le sue idee ad agenzie e studi fotografici, dall'India agli Stati Uniti. Fotografa in particolare le donne, di cui ritrae l'aspetto più etereo.
Adora i laghi e le leggende - durante il viaggio in Scozia in programma per l'estate fotograferà il Lock Ness - e colleziona carte di tarocchi.

Cosa spinge una giovane donna a diventare fotografa? Hai mai avuto ripensamenti?
Per quanto mi riguarda, sono sempre stata attratta dalle arti visive e dalle atmosfere fiabesche. Da piccola cercavo di trasmetterle attraverso il disegno. A un certo punto della mia vita, ho scoperto la fotografia e mi sono accorta che la stessa era uno strumento straordinariamente adatto a ciò che volevo esprimere. Tutto è iniziato durante gli ultimi anni del corso di laurea in architettura, frequentando social network dell'arte come Deviant Art in cui ogni artista aveva la possibilità di pubblicare i propri lavori. Ho iniziato così a sperimentare e ad approfondire le tecniche di post-produzione in Photoshop. Ricordo che in quegli anni, mentre i miei amici trascorrevano i loro sabato sera fra feste e locali, io restavo a casa a studiare e ad affinare le tecniche di fotoritocco. Sono quindi un'autodidatta della fotografia. Quanto ai ripensamenti, non ne ho mai avuti né credo di doverne avere a breve. Sono molto decisa e determinata nel fare quello che faccio. Ammetto però che la decisione di passare dall'architettura alla fotografia non è stata facile da prendere. Tornassi indietro, però, rifarei tutto quello che ho fatto.

Quindi studiavi e ti sei laureata in architettura?
Esattamente. Quando ho intrapreso gli studi, ero convinta che da grande avrei fatto l'architetto. E invece mi sono ritrovata a cambiare totalmente strada.

Non è raro che una laurea in architettura sfoci nella professione di fotografo. Noto però che fotografi soltanto persone. Perché?
Premesso che ho iniziato a sperimentare con i paesaggi e che in un futuro prossimo mi piacerebbe anche praticare la fotografia di architettura, ammetto di avere un debole per i soggetti umani. Mi sono focalizzata sui ritratti perché mi piace l'idea che ogni immagine sia frutto di un lavoro condotto in team. Mi spiego. Dietro ogni mia fotografia c'è un processo creativo che si snoda attraverso l'impegno di più persone: il make-up artist, lo stylist, infine la modella. E a me piace tantissimo interagire con queste figure fino a trasformare l'idea in una foto o in un servizio fotografico. Non è solo il fotografo che crea le immagini dunque, ma queste nascono da un insieme di forze, da uno studio comune.

Dove ti immagini tra dieci anni? E a far cosa?
Dove sarò tra dieci non so dirtelo. Né so se sarò ancora in Italia o altrove, considerando che mi piace viaggiare e che nel nostro paese si fa molta fatica a proporsi. Adoro l'Inghilterra e la Scozia per cui non nego che sarebbe bello trasferirsi in questi paesi. A far cosa? Sicuramente continuerò a fare la fotografa ma con una maggiore attenzione a tutto ciò che fanno gli altri anelli del processo creativo che sta dietro determinate fotografia. Studierei nel dettaglio ciò che fanno il make-up artist e lo stylist, per esempio. Vorrei imparare a fare anche “trucco e parrucco”.

Quindi vorresti sostituirti a loro?
No, non fraintendermi. Vorrei imparare da loro per accrescere il mio bagaglio culturale. Solo per questo. Il lavoro in team è fondamentale e insostituibile in quanto fucina di idee e di spunti creativi.

Perché vorresti lasciare l'Italia?
Non è che vorrei lasciare l'Italia. Amo il mio paese e lo considero bellissimo da tanti punti di vista. È che qui si fa fatica a proporsi. Te l'ho già detto. Capita troppo spesso che debba lavorare molto prima che un'agenzia inizi a darmi credito e ad ascoltare le mie proposte. Tutto ciò in altri paesi europei e non solo, è molto meno accentuato. Potrei citarti l'India, Hong Kong, gli Stati Uniti. Insomma tutta un'altra musica.

Ritratto rubato o posato? Perché la quasi totalità dei tuoi soggetti sono donne?
Sono importanti entrambi. Molto dipende dal tipo di bellezza della modella che fotografo e non mi riferisco soltanto alla bellezza esteriore. Dico la verità, vado molto d'istinto ma preferisco usare l'uno e l'altro. È vero, fotografo quasi sempre donne e ti spiego anche perché. Ritengo che l'archetipo della natura sia appunto la donna. Per questo mi piace darle spazio. Tengo molto inoltre a identificarmi con quello che fotografo per cui, e l'avrai notato, cerco sempre modelle che un po' mi somiglino.

Con quale corpo macchina stai lavorando? E con quali ottiche?
Con una Nikon D800 e diverse ottiche a focale fissa come l'AF-S Nikkor 85mm f/1.8G, l'AF Nikkor 180mm f/2.8D IF-ED e l'AF-S Nikkor 50mm f/1.8G. Difficilmente uso obiettivi zoom, a meno che non debba fotografare a degli eventi. In tal caso l'AF-S Nikkor 24-70mm f/2.8G ED è sicuramente il mio preferito.

Registri anche video?
Non ti nego che mi piacerebbe, ma per il momento preferisco concentrarmi sulla fotografia.

Da quanto tempo sei nikonista? Prevedi di cambiare?
Sono nikonista da quando ho iniziato a fotografare, quindi da dieci anni, né prevedo di cambiare. Essendo un po' scaramantica ed avendo Nikon portato bene, non vedo proprio perché dovrei.
Anzi, ho persuaso alcuni fra colleghi e amici a sposare la filosofia Nikon.

Un fotografo a cui ti ispiri?
Penso che la ritrattista più brava al mondo sia la statunitense Annie Leibovitz.
Adoro come riesca mediante uno scatto tecnicamente semplice ad esprimere un'idea geniale. Per comprendere le sue capacità occorrerebbe vedere i ritratti realizzati per Disney e per il film Marie Antoinette. Fra i fotografi italiani, devo ammettere che al momento nessuno ha catturato la mia attenzione in modo particolare.

E un genere fotografico nel quale invece non ti riconosci?
Nel glamour. Perché della donna ho una visione troppo eterea per sfruttare immagine e corpo al fine di trasmetterne il fascino e l'erotismo. Sempre per lo stesso motivo, non mi cimento con il nudo.

Cosa non faresti mai prima di iniziare un servizio fotografico?
Isolarmi dal resto del team. Mi è capitato di lavorare insieme a colleghi che prima di scattare si mettono in disparte, forse per trovare la giusta concentrazione. Io, al contrario, interagisco fino all'ultimo secondo e non è raro che un istante prima di iniziare venga stravolto il moodboard realizzato in tutta calma la sera precedente.

Dammi un paio di buoni motivi per comprare le tue immagini...
Rispondere a questa domanda è molto difficile.
Due buoni motivi? Uno: mi piace pensare che le mie foto siano metafora della femminilità, anche se so di proporre a volte figure femminili di un'altra epoca.
Due: per quanto riguarda le immagini fantasy, come quelle che compongono l'album “The enchanted forest” (La foresta incantata, ndr), incentrato sul modo delle fate, perché solo guardandole riescono a trasportarti, anche se per poco, in un un altro mondo.

                     
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