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Emanuele Carpenzano

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Emanuele Carpenzano, professionista catanese, è anche al centro dell'organizzazione e della nascita del Nwac, il Nikon Wedding Advanced Campus di cui si parla in questa intervista.
Vive la professione di fotografo matrimonialista come un'autentica passione e cerca di preservarne l'essenza, allineandosi con cautela alle mode del momento che a suo dire “distolgono l'attenzione dal naturale svolgersi degli eventi”...

11/06/2014

Emanuele Carpenzano

Intervista di: Dino del Vescovo

Master all'ultima edizione di “Sposiamo il Digitale”, uno degli eventi più importanti d'Italia per quanto riguarda la fotografia e il video di matrimonio, Emanuele Carpenzano, professionista catanese di 45 anni, è anche al centro dell'organizzazione e della nascita del Nwac, il Nikon Wedding Advanced Campus di cui si parla in questa intervista e di cui si parlerà sempre più diffusamente in futuro.
Vive la professione di fotografo matrimonialista come un'autentica passione e cerca di preservarne l'essenza, allineandosi con cautela alle mode del momento che a suo dire “distolgono l'attenzione dal naturale svolgersi degli eventi”.
Adotta uno stile reportagistico e posato in funzione delle situazioni e analizza il cambiamento subito negli ultimi anni, sia in termini professionali, sia di percezione da parte del pubblico e degli addetti ai lavori, dalla fotografia di matrimonio, “oggi finalmente più creativa e pensante”.
Ama il cinema, la lettura e la musica e quando non fotografa, si dedica ai corsi di fotografia oltre che a Sikanie, il Centro di Arti Visive da lui fondato, 16 anni fa, a Catania.

Emanuele, cosa è per te la fotografia di matrimonio?
È mille anime insieme. È fotografia di ritratto, di moda, di still life, di reportage sociale. Ciò che ha in più rispetto alle altre branche della fotografia, è l'aspetto narrativo. Fatta eccezione per il reportage sociale, la narrazione nella fotografia di matrimonio è sicuramente prioritaria. Ed è questo che devono tenere in mente i matrimonialisti che spesso finiscono per concentrarsi su altri aspetti della giornata che sono chiamati a documentare, dimenticandosi di raccontarla per immagini.

Quella di matrimonio è una fotografia facile?
No!

Stile reportagistico o posato?
Direi che questo è un falso problema. La fotografia di matrimonio non andrebbe mai divisa in posata e reportagistica. Quello che conta è l'approccio da tenere con gli sposi in funzione del loro stile e e del loro carattere. Ci sono volte in cui il fotografo deve essere bravo a cogliere le situazioni che gli si presentano, senza alterarle minimamente, e altre in cui occorre creare la bella fotografia mettendo insieme più elementi. Purché l'aspetto narrativo non venga mai a mancare, i due generi, cioè il posato e il reportagistico, possono convivere in pace.

I clienti chiedono l'uno o l'altro?
Non sempre la richiesta è netta, ma capita che chiedano un servizio di reportage. Quando poi, a giochi fatti, guardano le fotografie, si soffermano più sulle fotografie posate, perché costruite e forse di maggiore impatto emotivo.

Diversi fotografi, negli ultimi tempi, si stanno concentrando sulla fotografia di matrimonio. Perché?
La domanda è pertinente e ti dirò di più: fare il fotografo matrimonialista è l' “hobby” del momento. Professionisti che un tempo si dedicavano ad altro, oggi si occupano di matrimoni. E non solo, ci sono ingegneri, geometri e panettieri, che per arrotondare si inventano fotografi di matrimonio. Il fatto è che la fotografia di matrimonio, in questo momento di crisi, è l'unica fetta di mercato che riesce a far muovere danaro. Il foto-giornalismo è morto: le agenzie vanno scomparendo mentre le riviste, anche le più importanti, acquistano le immagini dai fotoamatori e non dai professionisti. Cosa succede quindi? Che i fotografi che fino a poco tempo fa hanno snobbato questo settore, oggi lo corteggiano e inseguono il singolo cliente. Come in ogni cosa, anche in questo c'è però un risvolto positivo: la fotografia di matrimonio è “cresciuta”, è finalmente pensante, creativa. Emergono personalità e smette di essere una “fotografia di serie B”.

Di Serie B? Era considerata tale fino a poco tempo fa?
Guarda, non dimenticherò mai quando, qualche anno fa, qualcuno definiva “buzzurri" i fotografi matrimonialisti. Bene, oggi, questo modo di pensare va subendo un profondo cambiamento.

Sono cambiate negli anni le aspettative degli sposi/clienti?
Diciamo che i clienti oggi sono un po' più esigenti, perché attenti alle mode. Non sempre sono più formati in termini di cultura fotografia, ma sono appunto le mode a comandare: come ti dicevo, si tende a chiedere il reportage di matrimonio e, per quanto concerne il video, il “cinema wedding”. Non è detto però che conoscano nel dettaglio i due prodotti. Si cerca allora di educare gli sposi ma occorre fare molta attenzione perché il rischio di perderli è altissimo. Da questo punto di vista, preferisco essere onesto e spiegare nel dettaglio ciò che mi piace fare e ciò che invece non amo.

Cosa non ti piace fare per esempio?
Evito di fare tutto ciò che non ha attinenza stretta con il matrimonio, quindi non faccio pre-matrimoni e post-matrimoni. Non realizzo fotomontaggi e non amo i fotolibri.

Sikanie. Di cosa si tratta?
Dunque, come già sai sono siciliano. Vivo e lavoro a Catania, ma per formarmi dal punto di vista professionale ho vissuto e fatta esperienza per diversi anni a Milano. Mi sono sempre chiesto perché un appassionato del Sud Italia deve emigrare al Nord per imparare a fare il fotografo. La risposta è Sikanie, un Centro di Arti Visive, un autentico contributo all'interesse per la fotografia catanese. L'associazione ha ormai sedici anni e quindi dal '98 semina fotografia a Catania, creando occasioni di incontro e confronto. Cerchiamo di dar vita a un'accademia fotografica, senza necessità di andare lontano. Raccogliamo entusiasmo, produciamo cultura, organizziamo corsi, dividendo il pubblico fra fruitori occasionali e zoccolo duro, quello che ci segue da sempre.

Un fotografo italiano contemporaneo a cui ti ispiri?
Mimmo Jodice e... sopra tutti, Mario Giacomelli. È lui il fotografo che riesce a emozionarmi di più.

Quanta importanza dai al video?
Farei una distinzione fra quella che è la mia predisposizione personale e le occasioni commerciali che dal video scaturiscono. A livello personale, ammetto di non essere fatto per il video: la sequenza di fotogrammi mi eccita molto meno dell'immagine fissa, malgrado sia un grande appassionato di cinema. Per quanto riguarda invece l'aspetto commerciale, i clienti sono oggi molto più attenti al video nel senso che sono più preparati e hanno le idee chiare su ciò che vogliono. Solitamente mi chiedono il cosiddetto “cinema wedding”, una scuola di pensiero però distante dal mio modo di vedere che invece propende per il video pulito e incentrato sulla pura narrazione degli eventi.
Non amo gli effetti speciali e tutto ciò che distolga l'attenzione dal naturale susseguirsi degli avvenimenti. Preferisco lo stile “Dogma 95”, tanto per intenderci. Do molta importanza quindi alla frase di Platone secondo cui “la bellezza è lo splendore del vero”... Credo che sintetizzi ciò che oggi dovrebbe essere un video di matrimonio.

Cosa non diresti mai a un allievo in un tuo workshop?
Di fare come me! Cioè di modellare il suo stile fotografico sul mio. È un errore comune costruire i corsi di fotografia sullo stile del docente che così diventa il modello assoluto da prendere come riferimento. Ciò accade anche perché la crisi del mercato è feroce e molti fotografi, o presunti tali, pur non avendo le competenze e l'etica professionale adeguate, si improvvisano docenti e si ergono a modelli. Al contrario, preferisco che l'allievo prenda il meglio di me e degli altri partecipanti al corso, salvaguardando la sua impronta fotografica e il modo di percepire la realtà.

Parliamo un po' del Nwac, il Nikon Wedding Advanced Campus...
Il Nwac nasce dalla reazione che il sottoscritto ha nei confronti di un modo sbagliato di fare formazione in ambito fotografico. Qualche mese fa, ho partecipato come master a uno degli eventi italiani più longevi e importanti della fotografia di matrimonio, ovvero Sposiamo il Digitale, organizzato in modo impeccabile da Franco Russo che ha coordinato alla perfezione circa 70 partecipanti. Allo stesso ho proposto l'idea, accolta con entusiasmo.
Il Nwac sarà una scuola non permanente e unica al mondo, dedicata ai fotografi matrimonialisti. Una scuola che non si alimenti dei classici corsi “mordi e fuggi” da dedicare di volta in volta al singolo fotografo o alla singola tecnica fotografica, ma che insegni a tutti coloro che si avvicinano a questo ambito fotografico, cosa significa fare il fotografo e il videografo di matrimonio. La parte didattica sarà quindi solo uno degli aspetti. A tal proposito, è in costruzione un portale che farà da casa virtuale per i migliori fotografi, le migliori associazioni di categoria, etc...
Il progetto è sponsorizzato, anzi “sposato” da Nikon e da Nital, come lo stesso nome suggerisce. L'unica cosa che si svolgerà con regolarità, ogni anno, sarà il campus di sei giorni a Moncalieri, presso la sede Nital, dove ci sono aule stupende e super-attrezzate. Al Nwac non ci si iscrive, ma si presenta la propria candidatura, compilando in dettaglio un form. Un modo, se vogliamo, di sopperire alla mancanza di un albo professionale per fotografi professionisti.
Ogni fotografo avrà poi un micro sito web all'interno del portale dove potrà inserire le sue immagini che saranno valutate idonee durante opportuni screening di valutazione. Il Nwac aiuterà quindi a crescere i fotografi. Partirà da Moncalieri ad ottobre e proseguirà con Catania e Riccione.

Da quanto tempo sei nikonista? Hai mai pensato di cambiare?
Da quando ho comprato la mia prima macchina fotografica, ovvero la Nikon F301, a cui se ne sono aggiunte, nel tempo, tante altre.
Ho vissuto qualche breve parentesi fuori da Nikon, per esempio quando ho deciso di affiancare alla reflex il medio-formato, con il sistema Contax 6x4,5.
Poi una breve esperienza con Canon, ma è stato più forte di me e sono tornato a Nikon.

Con quale corpo macchina stai lavorando e con quali obiettivi?
In questo momento possiedo una Nikon D4, una D3s, una D800 e una D700.
Le ottiche... quasi tutte, ma le mie preferite sono l'AF-S Nikkor 14-24mm f/2.8G ED, l'AF-S Nikkor 24-70mm f/2.8G ED e l'AF-S Nikkor 70-200mm f/2.8G ED VRII, l'AF-S Nikkor 85mm f/1.4G, l'AF-S Nikkor 35mm f/1.4G, il l'AF-S Nikkor 50mm f/1.4G e l'AF-S Micro-Nikkor 105mm f/2.8G IF-ED VR. Spero di riuscire a comprare quanto prima l'AF-S Nikkor 24mm f/1.4G ED, un obiettivo che adoro.

                     
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