Rec. password 
©
Franco Borrelli

Interviste > Franco Borrelli

30/09/2014

Franco Borrelli

Intervista di: Dino del Vescovo

Non ha di sicuro un carattere superficiale Franco Borrelli, fotografo professionista 42enne di Torino. Lo si capisce subito, già alle prime battute, quando con tanto di orgoglio descrive il lavoro in HDR svolto alcuni anni fa per la Sacra di San Michele, abbazia simbolo del Piemonte, diventato prima una mostra, poi un libro di oltre 150 pagine andato addirittura in ristampa. E in effetti, man mano che risponde alle nostre domande, traspare in tutta la sua evidenza il sentimento con cui esercita la sua passione di fotografo.
Attratto dallo sperimentare nuove tecniche, lavora essenzialmente per il mondo editoriale, realizzando ritratti e immagini per copertine, articoli e pubblicità.
Nella sua carriera ha avuto diversi riconoscimenti: nel 2009 e nel 2010 è stato scelto fra i finalisti al Premio Arte Laguna, nel 2011 è stato selezionato tra i vincitori di Confini09, rassegna fotografica torinese. È innamorato della sua Nikon D800 e dell'obiettivo AF-S Nikkor 14-24mm f/2.8G ED, a suo dire strumento ideale per fare fotografia di paesaggio e architettonica. Gli piace la montagna, quindi passeggiare in spazi aperti, meditare e ritrovare, lontano dal frastuono cittadino, sé stesso.

Buongiorno Franco, sembri un fotografo eclettico. Di cosa ti occupi in particolare?
Sì, sono un fotografo eclettico, ma più per necessità che per vocazione. Lavorando principalmente con le riviste, le tematiche da affrontare sono molte e si va dal ritratto del personaggio noto da mettere in copertina, alla fotografia di interni, di ambiente, pubblicitaria. Tutto ciò mi è servito e mi serve perché lo considero una grande palestra in cui affinare la tecnica.
Naturalmente ci sono cose che mi appartengono di più e altre meno. Diciamo che negli ultimi tempi mi sta affascinando molto tutto ciò che porta a meditare, tutto quello che è avvolto in una sorta di sacro. Mi piace raccontare i luoghi in cui l'uomo è passato.
Non è un caso che abbia dedicato molto tempo alla mostra “Le Stanze dell'Anima” in cui sono esposte le immagini della Sacra di San Michele, abbazia simbolo del Piemonte. Ho provato a raccontare la sua anima. Non mi sento attratto dal reportage di denuncia, ma preferisco raccontare qualcosa di piacevole e distensivo.

A fronte di tanti interessi, in che modo ti piace definirti?
Non saprei come risponderti. Davvero! Vedi, ti riporto un brevissimo aneddoto legato alla mostra “Le Stanze dell'Anima”, oggi intitolata “Animasacra” legata alla Sacra di San Michele. Una signora, dopo aver visto le foto, mi ha abbracciato con affetto chiamandomi “il fotografo delle chiese”. Ovvio, non mi sento di essere tale, però la battuta è simpatica.

Cosa è la fotografia pubblicitaria? Quali sono i suoi aspetti più interessanti?
Nella fotografia pubblicitaria il fotografo è la mano che realizza un'idea. Solitamente c'è un'agenzia dietro e un art director che ti danno delle dritte, ti dicono in linea di massima a quale risultato ambiscono.
Tu sei il tramite che trasforma l'idea, talvolta surreale, in una fotografia. La fotografia di pubblicità è una branca estremamente interessante, perché ti spinge a sperimentare cose che probabilmente non faresti mai.

Del tipo?
Tipo una mano che, per esempio, esce dall'acqua e afferra un oggetto in volo. Sono situazioni stimolanti e non comuni, direi... fiabesche.

Che differenza c'è fra fotografia pubblicitaria e fotografia industriale?
Ho fatto un po' di fotografia industriale nella mia carriera, ma questa si basa più sullo Still Life che sulle idee.

Dieci parole sulla fotografia di gossip...
Bella domanda. Per me la fotografia ha sempre qualcosa di tecnico alla base. La foto di gossip, di tecnica ne ha ben poca. Chiamarla fotografia nel senso più puro del termine, mi sembra un po' una forzatura. Però, non vorrei essere frainteso: la fotografia di gossip ha le sue grandi difficoltà. Anzi, tanto di cappello ai colleghi che si sentono tagliati nel carattere e affrontano situazioni in cui c'è da attendere delle ore prima di scattare. O che si preoccupano poco della reazione delle persone fotografate contro la loro volontà.

Hai vissuto situazioni in cui è stato particolarmente difficile fotografare?
Ma sai, la difficoltà, quando si fanno ritratti, sta nell'instaurare in pochissimo tempo un minimo di fiducia e simpatia con il soggetto. Di solito, prima di scattare, chiacchiero con la persona, faccio qualche battuta, cerco di metterla a suo agio. Potrei definire quindi la fotografia di ritratto una sorta di “magia”. Accade tuttavia di non riuscirci, che il soggetto sia molto teso e non riesca a sciogliersi.
In queste situazioni non nascondo che diventa tutto più difficile. Può capitare invece che la sintonia, voluta o casuale, si instauri in uno schiocco di dita e che, malgrado si abbiano pochi attimi a disposizione per concludere il servizio, i risultati siano comunque pregevoli. Ricordo a tal proposito di Piero Fassino, attuale sindaco di Torino, il quale espressamente mi fece cenno che avevo solo tre minuti a disposizione, non di più, per fare tutto il lavoro. Nonostante la fretta, quello che ne venne fuori fu uno dei miei ritratti migliori, tanto da conquistare la copertina di un giornale. E anche a Fassino piacque molto.
Altre situazioni difficili, che però prescindono totalmente dal ritratto e dalla tecnica, le ho vissute in paesi non europei, in cui la presenza del fotografo è percepita come invadente. Non di rado, ho scattato senza portare la macchina all'occhio, ma tenendola semplicemente al collo. Non avevo quindi idea della composizione che avrei ottenuto ma sai... quando vivi di fotografia, la reflex diventa un'appendice del tuo occhio (sorride, ndr).

Capita che i Vip ti chiedano servizi per uso personale.
È accaduto anche se non mi pubblicizzo molto sotto questo aspetto. Diciamo che il passaparola funziona di più.

Tornando ai servizi da concludere in tempi record, come gestisci la fretta?
In ogni modo possibile ed immaginabile. Giusto per farti capire: io fotografo spesso con più flash, ricorrendo al famoso sistema Nikon CLS (Creative Lighting System, ndr), sfruttando due lampeggiatori SB-910. Bene, non ci crederai ma la gran parte delle volte fisso le unità Speedlight ai supporti più disparati e non di rado con del nastro adesivo. Ciò perché non avrei il tempo materiale per installare gli appositi treppiedi.

Sembra che ti piaccia la tecnica dell'HDR. Sbaglio? Se sì, perché?
Premesso che mi piace sperimentare sempre nuove tecniche, è partito tutto come un gioco, poi mi sono reso conto che l'HDR rende bene certe situazioni. È una tecnica rischiosa, sia chiaro, riconoscibile con molta facilità, per cui va usata con la giusta cautela. Ti dirò di più, terrò a breve dei corsi sull'HDR proprio per la Nikon School, quindi per la Nital di Moncalieri.
Approfitto però per dire che con l'introduzione della Nikon D800, e più di recente, della D810, è possibile ottenere file Raw con una gamma dinamica molto ampia già dentro la camera. L'utilizzo di software specifici per l'HDR diventa così meno utile.

Di quale genere fotografico non ti occuperesti mai?
Del gossip. Non farei mai il paparazzo, anche se sento talvolta di ottime remunerazioni. Vedi, ultimamente mi sto occupando anche di time-lapse. Difficile mettere tutto ciò a confronto con il gossip. Li considero due mestieri diversi.

Da quanto tempo sei nikonista? Hai mai pensato di cambiare?
Da poco, da un paio di anni, non di più. Sono fresco di Nikon, lo ammetto. Ho sempre lavorato con Canon. Un paio di motivi mi hanno però indotto a cambiare: uno, avere l'assistenza LTR, affidabilissima, a portata di mano, visto che sono di Torino; due, l'attrazione provata nei confronti della Nikon D800. La fotocamera mi aveva tanto allettato, per la sua altissima risoluzione. Quando fai paesaggi urbani, i pixel non sono mai troppi. Personalmente metto a confronto la D800 con un dorso digitale. Se mi chiedi se intendo in futuro abbandonare Nikon, ti rispondo di no. Piuttosto potrei valutare di sostituire la D800 con uno dei nuovi modelli.

Qual è la tua ottica preferita?
Mi ha sorpreso molto l'AF-S Nikkor 14-24mm f/2.8G ED. Per me che faccio delle foto un po' surreali, è praticamente il massimo. Ho anche l'AF-S Nikkor 70-200mm f/4G ED VR perché leggero e facile da trasportare. Ha una definizione eccezionale e pesa molto meno della versione più luminosa f/2.8. Quando giri il mondo con la macchina fotografica in spalla, la leggerezza assume un'importanza fondamentale.

Concludo chiedendoti quanto è importante calarsi nelle situazioni per ottenere un ottimo risultato?
Molto e credo che qualunque fotografo possa risponderti allo stesso modo. Il bello della fotografia te lo riassumo così: “Mentre fotografi non pensi, sei da tutt'altra parte. Esisti tu e la fotografia, niente altro!”.
Per me, calarsi nella situazione significa appunto questo.
Sarà che sono attratto dal mistico e dalla capacità di meditare ma ritengo che la fotografia sia anche meditazione. E perché ciò accada è importante disporre della tecnica necessaria a non pensare.
Neanche ai propri problemi.

www.wallphoto.it

                     
© Nital S.p.A. P.IVA 06047610016