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Silvia Boccato
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Silvia Boccato

Intervista di: Dino del Vescovo

23/05/2012

Guai a definirla “fotografo subacqueo” eppure tutti i suoi scatti si svolgono sotto la superficie dell'acqua. Con un passato (recente) da atleta, vincente nelle discipline della vela e del windsurf, poi da allenatore, sempre nelle stesse, Silvia Boccato ha dedicato la sua vita al mare anzi, come lei stessa precisa, al mondo fluido.
Dalle immagini di animali marini a insolite fotografie fashion, con modelle che posano sospese dentro il mezzo liquido, ama trovare il bello ovunque, esprimendo la sua personalità anche nel ritratto di luoghi e soggetti che all'immaginario comune, a suo dire, potrebbero comunicare ben poco.
Cittadina del mondo alla ricerca delle migliori soluzioni di stile – gli ultimi suoi lavori la vedono impegnata in Florida, in immersione dentro suggestivi cenote – ama trascorrere buona parte del suo tempo in compagnia degli abitanti locali dei quali, grazie anche alla condivisione della passione per le immagini, scruta i lati della personalità più nascosti.
Ha partecipato a competizioni fotografiche di ogni tipo conseguendo risultati di rilievo sia a livello nazionale, sia a livello internazionale: nel 2011 è stata medaglia d'oro per la categoria “pesci” al CMAS Underwater Photography World Champioship tenuto a Bodrum in Turchia, fra le più importanti competizioni di fotografia subacquea in estemporanea al mondo.

Dove e quando nasce la passione per il mare?
Il mare è tutta la mia vita, avendolo vissuto negli anni come tecnico, allenatore e atleta. Ho fatto gare di vela e di windsurf togliendomi anche qualche bella soddisfazione.
A un certo punto però, ho avvertito la necessità di approfondire le mie conoscenze e di osservare tutto ciò che si trova sotto la sua superficie. Ho iniziato così a immergermi e a scattare fotografie, collaborando per diverse riviste sportive e di turismo nautico. Ho sempre cercato, in quello che facevo, di esaltare l'amore per la natura e per la gente che di mare ci vive.

Avevi già nozioni di fotografia o hai iniziato a scattare dal quel momento in poi?
Ho imparato sul momento. La passione per l'ambiente marino mi ha spinto inoltre a tornare fra i banchi e a frequentare il corso di laurea in Scienze Naturali a indirizzo Ecosistemi Marini presso l'Università “La Sapienza” di Roma. Qui ho incontrato diversi fotografi del Gruppo Fotografi Naturalisti dell'Università di Roma e insieme a loro ho seguito alcuni corsi. Con il tempo ho quindi iniziato ad affrontare il mare in modo sempre più fotografico: ricordo di aver fatto la mia prima immersione già in compagnia di una macchina fotografica. Erano gli anni della Nikonos V. La mia passione per la fotografia è quindi una conseguenza di quella per il mare.

Dunque Silvia, tu sei un fotografo subacqueo. Ma... quando non puoi immergerti e hai voglia di fotografare, su cosa punti l'obiettivo?
Questa domanda non mi piace. Personalmente contesto la definizione di “fotografo subacqueo” che, soprattutto in Italia, tende a restringere il nostro campo d'azione. Un fotografo subacqueo per me è un fotografo e basta, e come tale deve saper guardare ovunque, a ogni soggetto, con i propri occhi.
Spesso si pensa che il fotografo subacqueo sia sempre in giro per il mondo e che esplori soltanto posti molto belli, come resort tropicali e quant'altro. Non è così, il fotografo subacqueo può essere un fotografo di reportage, un fotografo biologico, se si occupa di ricerca e si interessa alle varie specie animali, o ancora un fotografo fashion, disciplina a cui mi sto dedicando in prima persona. In acqua si può fotografare di tutto, non necessariamente il bello. Lo ripeto: il fotografo subacqueo è un fotografo, punto.

Che approccio hai quindi nei confronti del “bello” quando sei sott'acqua?
In acqua c'è un po' di tutto, non soltanto il bello. L'acqua si trova ovunque, anche nei posti meno affascinanti e più contaminati del Pianeta. Fotografare sott'acqua significa avere la capacità di saper trovare qualcosa anche lì. Ciò che conta è conoscere l'ambiente e gli animali acquatici con i quali si vuole comunicare.

Converrai almeno sul fatto che fotografare sott'acqua richiede la conoscenza di tecniche particolari?
Sì, ma mi piacerebbe che la fotografia subacquea non sia sempre associata a un tecnicismo esasperato e a quei mondi molto piccoli come i mari tropicali, di solito facili da “vendere”. Solo mettendoci del proprio, l'amore e la passione, si può elevare questo ramo della fotografia al pari delle altre arti.

Ritieni che la fotografia sia arte?
Certo: l'arte sta nel tirare fuori ciò che si ha dentro, con il fine di comunicare con gli altri. E questa capacità non è di tutti.

Che rapporto hai con gli animali che vivono nell'acqua?
Di profondo rispetto. Ho da tempo abbandonato la pretesa di tornare a casa sempre e comunque con belle fotografie, concetto su cui del resto si potrebbe discutere a lungo. Il mio impegno è rivolto a ottenere scatti condivisi, a vivere situazioni in cui l'animale o gli animali con cui vado a interagire accettano la mia presenza. Preferisco che siano loro a notarmi e ad avvicinarsi a me. Nella foto che mi vede ritratta insieme alle balene, per esempio, è proprio quello che stavo facendo. Non scatti rubati quindi, ma scatti condivisi!

E con la gente che vive di mare?
Ecco, vorrei dire a tal proposito che la fotografia mi ha permesso di instaurare rapporti speciali con colleghi, di intravedere e apprezzare le loro sfumature più indefinite. Sono convinta che senza macchina fotografica non avrei mai imparato a guardare dentro le persone come invece so fare oggi.

C'è un luogo in cui ti sei immersa che ha però disatteso le tue aspettative?
No. Perché non è il soggetto in sé che vince, ma bensì la natura o la personalità che questo riesce a esprimere e a regalare al fotografo nel momento dello scatto.
Ho vinto, per esempio, diversi premi con immagini che ritraggono foche. Bene, credo che buona parte del merito vada a questi animali che, nel momento dell'esposizione, hanno deciso di darmi un po' sé stessi.
Poi non è detto che si debba fotografare soltanto il mare. Ciò che conta è che l'ambiente sia liquido. Il vero soggetto infatti è il fluido. Un mio caro amico riassume questo concetto dicendo: «non è importante fare una foto di una bella cosa, ma una bella foto di una cosa». Anche nella melma si deve avere l'umiltà di cercare il bello e la poesia.

Con quale corpo macchina stai lavorando e con quali ottiche?
Utilizzo una Nikon D300s, scelta dettata dalla necessità di disporre del fattore moltiplicativo che caratterizza i sensore in formato DX. In questo modo ottengo, a parità di focale, rispetto al formato pieno FX, maggiori ingrandimenti. Per quanto riguarda le ottiche, per il tipo di fotografie a cui mi sto dedicando in questo periodo, utilizzo l'AF-S 60mm F/2.8G ED Micro, l'AF-S 105mm F/2.8G VR Micro e l'AF-S 70-200mm F/2.8G VR per le riprese macro, mentre il 10,5mm F/2.8G Fisheye nelle riprese dell'ambiente. Per il lavoro di fashion, con le modelle, sto invece utilizzando la nuova Nikon D800. Il tutto è protetto da scafandri Subal.

Da quanto tempo sei nikonista e perché?
Da sempre, perché con Nikon mi sono trovata sempre bene. Lo staff Nital poi è straordinario: Giuseppe Maio mi ha sempre supportato in questi anni di attività, rendendosi disponibile e dandomi i migliori suggerimenti ogni qualvolta ne avevo bisogno. Conosco inoltre altri fotografi NPS (Nikon Professional Services, ndr): tutta gente straordinaria!

Hai mai avuto paura?
Certo, ho provato timore tante, ma tante volte. Facendo vela ho imparato che del mare occorre sempre aver paura, e anche degli animali che lo abitano. Mi capita troppo spesso di osservare comportamenti “spinti” da parte di colleghi fotografi, in mare ma anche sulla terra ferma. Questo perché i committenti pretendono sempre di più.
Credo tuttavia che sia importante sapersi fermare, mettersi in ascolto e avere un po' di umiltà. Lavorando con le balene ho ancora una volta capito che ci sono delle volte in cui conviene fare un passo indietro accettando anche di non portare a casa lo scatto. Forse in passato osavo di più, oggi mi piace essere prudente. D'altronde le belle fotografie, l'ho già detto prima, si fanno quando sono gli animali ad avvicinarsi a noi, non il contrario. Potrei mai immaginare di rincorrere in acqua una balena?

Mi racconti di un episodio in cui hai capito di aver esagerato?
Sì, ero con la mia modella e siamo andate un po' oltre con i tempi. Eravamo al limite e lei è rimasta con pochissima aria. Sono stata fredda e utilizzando soltanto il mio erogatore, siamo risalite pian piano. Meno male!

Hai mai fotografato in acque dolci? C'è un fiume o un lago della Terra che ti piacerebbe esplorare?
Di recente ho scoperto il piacere di fare fashion sott'acqua, quindi di fotografare una modella o un modello immersi dentro un fluido. Ciò si può fare in ambiente artificiale, per esempio in piscina, ma anche in acqua dolce, quindi nei fiumi e nei laghi.
E ho trovato delle condizioni particolari in Florida, dove si trovano dei cenote di acqua dolce con una temperatura di circa 22°C. L'acqua è limpidissima al punto che da dentro si può fotografare il paesaggio circostante, boschi e alberi, con effetti di grande impatto. In pratica l'acqua diventa una lente per vedere quello che c'è fuori, non quello che c'è sotto.

Cosa vorresti fare da grande?
Vorrei sempre avere la poesia dentro, non perdere mai l'entusiasmo e la volontà di cercare qualcosa in più. Quindi rappresentare il mondo che c'è là fuori con quello che ho dentro, ovvero la mia anima.

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