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Vanda Biffani

Intervista di: Dino del Vescovo

29/11/2011

Dalla fotografia d'arte all'atletica e agli sport motoristici. Il racconto di Vanda Biffani, fotografo romano in attività da oltre quindici anni, risulta gradevole per la chiarezza con cui sono descritte le analogie esistenti fra la fotografia d'arte e la foto sportiva - in particolare quella che ritrae le varie discipline atletiche -, per l'ironia che spesso caratterizza le sue risposte e per l'atteggiamento pragmatico che lo stesso fotografo assume quando si esprime sul concetto di arte applicato alla fotografia. Ama scrivere e documentarsi prima di realizzare i suoi servizi, non tradendo l'indole curiosa che, se non avesse intrapreso la strada della fotografia, l'avrebbe condotta molto probabilmente a diventare una ricercatrice di storia. Impegnata anche su altri fronti della fotografia, dagli interni di imbarcazioni ai viaggi, Vanda si dedica anche alla storia dell'Areonautica Militare. Appassionata di sport, ama la musica di Prince e di Caparezza.
 

Buongiorno Vanda, partiamo con una domanda insolita: se non fossi diventata fotografo, di cosa ti occuperesti oggi?
Forse sarei una ricercatrice, di storia. Avendo studiato presso l'Università Cattolica dei Gesuiti, ho avuto la possibilità di accedere alle loro biblioteche e ai loro archivi, quindi ho sviluppato la passione per la ricerca. Quelli poi, erano gli anni di film come “Il nome della rosa” e “Indiana Jones”... Oggi, quindi, sarei probabilmente in qualche biblioteca o archivio. Insomma un'attività più statica di quella del fotografo. Il dinamismo, se avessi fatto la ricercatrice, sarebbe stato di tipo intellettuale.

Sei contenta di ciò che sei? Se tornassi indietro...
Assolutamente sì. Se tornassi indietro e si verificassero le stesse coincidenze, le stesse situazioni, ripercorrerei la stessa strada.

Nelle tue biografie si legge che hai iniziato con la fotografia d'arte fino a specializzarti, quasi per caso, in fotografia sportiva. Cosa fa un fotografo d'arte?
La fotografia d'arte è una disciplina pura, molto pulita, nel senso che non è la foto a essere interpretata, ma l'opera ritratta. La definirei una fotografia di rigore, una delle scuole migliori con cui iniziare: non si può eccedere in zone mancanti, troppo scure o sovraesposte, le linee devono essere rigorosamente dritte. La fotografia d'arte si rivolge agli addetti ai lavori i quali non richiedono al fotografo alcuna personalizzazione, ma bensì una riproduzione chiara delle opere. Diverso il discorso che riguarda la fotografia d'arte destinata al turismo. In questa il fotografo può concedersi qualche personalizzazione senza essere oggetto di critica.

Come rispondi a chi ti chiede “che tipo di fotografo sei?”
Sai che a questa domanda non saprei come rispondere. In realtà non so bene cosa sono. L'unica definizione che riesco ad attribuirmi, è quella di “fotografo curioso” nel senso che mi piace addentrarmi in ambiti d'applicazione da me non ancora esplorati. Sai, oltre allo sport e all'arte, faccio anche della fotografia statica: gli interni delle barche ne sono un esempio. Lavoro quindi alla creazione di cataloghi per conto di cantieri navali, il più delle volte in spazi angusti, con superfici lucide e specchiate, quindi in condizioni in cui esporre diventa molto difficile.
Devo dire che in questo mi dà una grossa mano il sistema CLS (Creative Light System) di Nikon che mi consente, con una sola macchina, di pilotare diversi flash remoti in wireless, nel mio caso ben quattro SB-800. L'unica cosa che non amo fare è lo Still life. Non perché non mi piaccia, ma perché mi mette angoscia restare da sola con un soggetto da fotografare inerme.

A proposito di fotografia d'arte, ritieni che l'arte sia più nel pennello o nell'obiettivo?
Vedi, in linea generale, il mio pensiero rischia di essere impopolare. Personalmente non intendo la fotografia come un'arte, essendo per me sopratutto un mestiere da praticare al meglio.
Va da sé che ci sono fotografi più bravi di altri e che possiedono un più spiccato senso artistico. Trovo che un ruolo determinante spetti all'attrezzatura che la tecnologia di oggi mette a nostra disposizione, e penso che sia un atteggiamento un po' ipocrita quello che porta alcuni fotografi a sostenere che il risultato finale è soltanto frutto della loro abilità.
Occupandomi di sport, spesso in condizioni estreme, mi chiedo come potrei realizzare certe fotografie se non avessi la macchina e le ottiche in grado di supportarmi. Pensa agli ISO con i quali oggi è possibile lavorare... Potrei dirti, al limite, che la fotografia è una delle forme d'arte più facilmente avvicinabili.

Come si esplica l'abilità di un fotografo sportivo?
Con la capacità di cogliere l'attimo e di essere in perfetta sintonia con l'atleta. Si può anche utilizzare lo scatto a raffica, ma ciò comporta la selezione successiva dei fotogrammi, fase del lavoro per nulla facile.

Si trovano diverse informazioni on-line sulla tua attività e sulla tua storia professionale. Come mai non hai una pagina web personale?
Mi hai colto in flagrante (ride, ndg). Ci sto lavorando su per rimediare e allestirne una.

Se fossi un alimento, saresti un dolce o un salato?
Un salato perché... si dice “il sale della vita”, non “lo zucchero della vita”. Ecco, sarei una lasagna al forno.

Uno o più obiettivi Nikkor a cui sei particolarmente affezionata?
Adoro il 10.5mm f/2.8G ED DX Fisheye a cui ho fatto “tagliare le tendine” pur di usarlo con la mia Nikon D3. È infatti un obiettivo progettato per lo standard DX. Trovo che sia molto divertente da usare. Altra ottica che adoro è il Nikkor 300mm f/2.8 che malgrado l'età, circa dieci anni di vita, svolge ancora egregiamente il suo lavoro. Ho provato di recente, durante un workshop tenuto ad Imola, in pista, l'AF-S II 600mm f/4D ED-IF. Eccellente, luminoso.

Con quale o quali corpi macchina stai lavorando? Da quanto tempo sei nikonista?
Sono nikonista da sempre. È anche capitato che abbia provato altre macchine, di altre marche, ma senza successo. Non ricordo neanche come si accendano. Lavoro con la Nikon D3 ma presto potrei sostituirla... acquistando il modello con cui Nikon vorrà rimpiazzarla.
Trovo sia una macchina di ottima qualità in grado di restituire un JPEG eccellente. Ciò per me è importante dato che in gara non avrei tempo di registrare nel formato NEF (Nikon Electronic Format) per poi convertirlo: spesso ho necessità di spedire le immagini in tempo (quasi) reale.

C'è uno sport per cui ti senti particolarmente predisposta? Intendo dal punto di vista fotografico...
Innanzitutto il motociclismo, che ho seguito costantemente per sedici anni e ambiente nel quale mi trovo molto a mio agio. Mi piace fotografare anche l'atletica, in particolare la ginnastica. Sono sport antichi che riportano la mente all'arte. Vedi, per esempio, il lancio del giavellotto o del disco. Sembra di vedere e fotografare delle statue. È per questo che sostengo che fra la fotografia d'arte e quella sportiva ci siano meno differenze di quanto si possa credere. I movimenti e la fisicità degli atleti sono sempre eleganti. Si tratta di sport antichissimi spesso diventati oggetto di opere d'arte.

Una peculiarità della fotografia sportiva?
Gli atleti in gara non posano mai. Fotografi sempre soggetti naturali.

Quando pensi a tutto ciò che hai fatto, ti viene in mente qualcosa che avresti voluto far meglio?
Un sacco di cose, a iniziare dalle foto perse. Anzi, potrei dirti che ho sedici anni di foto perse alle spalle, di scene che avrei dovuto congelare in immagini e che invece mi sono lasciata scappare.

Ce n'è una in particolare che rimpiangi?
Certo. Ero a Cannes per una regata, a fine settembre di sei o sette anni fa. Ero in macchina, da sola, in una strada che non conoscevo ed avevo il porto di Cannes davanti a me. Bene, la barca che avrei dovuto seguire fotograficamente per quell'evento sportivo, era attraccata proprio lì, di fronte a me, illuminata da un suggestivo fascio di luce e sotto un cielo carico che si preparava al diluvio. Avrei dovuto fermare l'auto, nel traffico, prendere la macchina fotografica e scattare. E invece non l'ho fatto. Sarebbe stata la foto perfetta, teatrale, sia come luce, sia come situazione.
Poi, potrei citarti tutte le foto che non ho fatto durante i miei viaggi di lavoro, come in tutti gli anni di Motomondiale. Mi concentravo esclusivamente sulle gare e ho dimenticato di fotografare il mondo. Sono stata dodici volte in Australia e tante altre in Giappone, ma non ho mai fotografato né l'uno, né l'altro paese. Oggi penso spesso a queste opportunità perdute. D'altronde, alcune foto possono essere vendute anche dopo vent'anni.

C'è qualcosa a cui un fotografo professionista affermato deve essere pronto a rinunciare? Per esempio nella vita privata...
Mentre lavori si deve rinunciare a molte attività fisiologiche: mangiare, dormire, etc... Non è facile riporre l'attrezzatura per pause di pochi minuti. Nella vita privata invece... se viaggi molto, sottrai inevitabilmente del tempo alla famiglia. Però quando si torna a casa, la stessa può godere di una persona arricchita da quanto vissuto durante il viaggio.

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