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Maurizio Lodi

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Abbiamo raggiunto Maurizio Lodi, fotografo milanese che dai primissimi anni 90 si è specializzato in questa affascinante disciplina e che, all'interno del suo studio fotografico Ubik di Milano, dove periodicamente tiene anche workshop a tema, trasforma i piatti preparati da specialisti e food stylist in immagini tanto suggestive quanto appetitose...

09/12/2014

Maurizio Lodi

Intervista di: Dino del Vescovo

Una vetrina sulla cucina e la food photography è d'obbligo visto il richiamo che l'argomento esercita su un pubblico quanto mai variegato, fra programmi TV, riviste, chef trasformati in uomini e donne di spettacolo e portali web sempre più ricchi e strutturati.
Abbiamo raggiunto Maurizio Lodi, fotografo milanese che dai primissimi anni 90 si è specializzato in questa affascinante disciplina e che, all'interno del suo studio fotografico Ubik di Milano (www.ubikmauriziolodi.it/wp), dove periodicamente tiene anche workshop a tema, trasforma i piatti preparati da specialisti e food stylist in immagini tanto suggestive quanto appetitose. Nell'intervista che segue descrive le difficoltà che si incontrano nel fotografare piatti e alimenti di ogni tipo, svelando dettagli simpatici e inaspettati, quindi particolari che il più delle volte sfuggono agli occhi di chi osserva. Si rilassa, quando ha tempo, andando in barca a vela sul Lago di Garda e suonando la chitarra.

Dunque Maurizio, mi dai una definizione di "fotografo di food"?
Il fotografo di food è un professionista dell'immagine che ha a che fare con l'alimentazione e con la sua rappresentazione visiva. A volte, ha il compito di mostrare il prodotto per quello che è – ciò avviene quando gli scatti sono a scopo pubblicitario -, altre volte deve tradurre in immagini il lato appetitoso di un piatto. E ciò accade, per esempio, con le fotografie sono destinate a riviste o libri di cucina.
Il fotografo di food può lavorare inoltre in studio o direttamente in location: nel primo caso utilizzando un'illuminazione pensata e creata ad hoc, nel secondo avvantaggiandosi delle prestazioni delle macchine fotografiche di ultima generazione le quali, disponendo di sensori molto sensibili, assicurano risultati eccellenti nelle normali condizioni di luce e ad alti valori ISO. Per quanto mi riguarda, percorro entrambe le strade, in funzione dei gusti e delle esigenze del cliente. Ti dirò di più: le immagini ambientate, quindi riprese in condizioni di luce naturale, sono il trend del momento.

Cosa distingue un fotografo di food da un fotografo che si occupa di altro?
Generalmente il fotografo di food intravede particolari nelle immagini di cibo che un altro professionista, anche se di grande esperienza, non scorgerebbe. Quando hai alle spalle anni di attività, e hai ben in mente il messaggio da affidare alle tue immagini, basta meno di un secondo per capire se uno scatto è idoneo o meno. Questa capacità di individuare il dettaglio, in realtà si pone anche fra il fotografo e lo chef.

In che senso? Cosa intendi dire?
Che a volte il fotografo, più dello chef, sa “mettere le mani nel piatto” per aggiustare il dettaglio.

Leggo nel tuo sito web che il tuo studio fotografico è attrezzato con tutto ciò che serve per la food photography. Cosa ha in particolare?
Abbiamo all'interno del nostro spazio una cucina di dimensioni domestiche in cui si preparano i piatti da fotografare secondo i tempi e le modalità che chiunque potrebbe adottare a casa.
Un elemento distintivo che difficilmente si ritrova in studi fotografici di altro tipo.

Chi prepara i piatti destinati ai giornali?
Per quanto riguarda i lavori destinati all'editoria, i piatti vengono preparati dai cosiddetti “food stylist”, professionisti del settore alimentare che si occupano della preparazione e dell'immagine. In genere, i food stylist sono interlocutori anche per quanto riguarda il contenuto giornalistico che accompagna il servizio fotografico. E ammetto che ce ne sono di bravissimi e a molti di loro devo parte del mio successo lavorativo.

Qual è il vostro campo di azione?
Facciamo di tutto, dal dolce al salato e interagiamo con i grandi chef quando si tratta di fotografare piatti di alta cucina, molto belli da vedere perché assimilabili a sculture o a gioielli.

Quali difficoltà si incontrano nel fotografare il cibo? Ci sono alimenti o piatti "più difficili" di altri?
Il cibo è deperibile e come tale richiede di essere fotografato appena pronto o comunque prima che l'ultimo dettaglio si sciupi. Se per esempio un piatto include una guarnizione di prezzemolo o basilico, si hanno a disposizione soltanto pochi minuti. Ma è il gelato l'alimento che, in termini di tempo, mette più in difficoltà il fotografo, mal sopportando inoltre il riscaldamento dovuto alle luci.
Non è raro infatti che il prodotto fotografato non sia gelato, ma qualcosa di diverso.

Cioè?
Non sempre ci è dato saperlo: sono segreti dei food stylist! Il “trucco” si adotta quando subentra l'industria e le immagini devono rappresentare, sulle confezioni, i prodotti in vendita. Un cornetto o una torta gelato appena scartati – per farti capire cosa voglio dire – non sono e non saranno mai uguali a quelli che vedi sulle rispettive confezioni.

Qual è invece l'alimento che crea meno “problemi”?
Alcune torte sono delle sculture che restano lì immutate a osservarti per ore o per giorni. Con loro puoi prenderti il tempo necessario.

In studio che tipo di illuminazione utilizzi?
I flash Nikon della serie SB o i neon sono preferibili alle luci continue tradizionali perché non diffondono calore nell'ambiente circostante.

Da quanto tempo sei nikonista?
Da prima che diventassi fotografo. A sedici anni ho usato la mia prima Nikon FM e quindi sono nikonista da allora. Dopo, ho sviluppato molto lavoro con i banchi ottici. Passato al digitale, ho ripreso Nikon e non ho più cambiato. Ho avuto prima una D100, una D200, poi una D3 e quindi una Nikon D800 di cui apprezzo molto la pulizia del file.

Quali ottiche usi? Ce n'è una di cui non potresti fare a meno?
Avendo a che fare con oggetti per lo più circolari come piatti e bicchieri, scatto soprattutto con le lunghe focali. Per renderli al meglio e ritrarli alla dovuta distanza, uso quindi l'AF-S Micro-Nikkor 105mm f/2.8G IF-ED.
L'obiettivo che trovo però più versatile è il PC-E Micro-Nikkor 85mm f/2.8D. In un certo senso mi ha cambiato la vita avvicinandomi nuovamente al controllo che avevo con i banchi ottici.

Come ti spieghi il fortissimo interesse che il food e l'alta cucina riscuotono in TV? Vedi programmi come "Bake Off", "Masterchef", "Cucine da incubo", "Unti e bisunti", "I re della griglia"...
In effetti è una specie di “follia collettiva”. La cucina, in Italia, ha infatti raggiunto il calcio e le belle donne in termini di audience. Per quanto mi riguarda, sono contento che esista ancora una editoria specializzata, quindi delle riviste cartacee e online che parlino solo di cucina. Questo lo si deve anche alla presenza costante di contenitori e contenuti televisivi di tipo culinario verso cui il pubblico esprime grande apprezzamento. Da questo punto di vista giocano un ruolo importante anche gli chef e le figure un po' sprezzanti, un po' da maestrini rigorosi, che specialisti del settore riescono a plasmare intorno ai loro nomi. Gordon Ramsay ha per esempio dato il via alla comunicazione aggressiva, Ernst Kam precisa e più pacata, mentre Gianfranco Vissani, fra i primi chef a entrare di diritto in TV, incarnava anni fa il cuoco popolare un po' in carne nel quale potevano rispecchiarsi molti amanti della buona cucina. Non si devono comunque trascurare gli interessi economici e i grandi sponsor che si celano dietro e pilotano questo successo.

Oltre che di food, ti occupi anche di altro? Quale genere fotografico invece non ti piace?
Quando mi chiamano per fare altre cose, sono sempre molto contento.
Mi attraggono per esempio le app per tablet e smartphone, quindi le idee e la tecnologia che ci sono dietro il loro sviluppo.
Per quanto riguarda invece la fotografia verso cui mi sento poco incline... diciamo che uso per troppo tempo gli stessi vestiti per fare il fotografo di moda (ride, ndg).
Quello della la moda è un mondo nel quale mi riconosco davvero poco.
 


 

                     
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