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Dario Fazio

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25/11/2014

Dario Fazio

Intervista di: Dino del Vescovo

Con i suoi 23 anni, è uno dei più giovani fotografi NPS d'Italia. Specializzato in fotografia concertistica, Dario Fazio mostra una naturale propensione verso l'arte: lo scatto non è infatti l'unico modo in cui esprime la sua verve creativa, essendo anche musicista e compositore.
Vive e lavora a Bari, dove a soli 14 anni ha iniziato a frequentare l'ambiente e i laboratori fotografici. Ha entusiasmo e voglia di far fronte alle difficoltà tipiche della professione: il suo approccio positivo a un mercato in continua evoluzione e non sempre generoso, gli ha consentito di collezionare servizi per gruppi e artisti di importanza nazionale e non solo. Lavora spesso e volentieri come fotografo di matrimonio e da buon barese qual è, ama la sua famiglia, il mare e la buona cucina, in particolare gli spaghetti con le cozze. Guarda pochissima TV, legge quasi sempre libri tecnici e si sente nikonista nel DNA.

Dunque Dario, cosa spinge un giovane 23enne, oggi, a intraprendere la carriera di fotografo?
La curiosità, la sensibilità, la voglia di imparare ad ascoltare “le parole che non hanno voce”. Ma anche la possibilità di apprezzare la bellezza che si esprime attraverso le immagini, un sorriso, delle lacrime, attraverso un musicista o un paesaggio.
Personalmente ho iniziato ad alimentarmi di fotografia sin da 14 anni, come aiutante presso l'atelier fotografico Antonelli di Bari. Ho quindi frequentato le scuole medie e superiori affiancando alle nozioni che via via apprendevo fra i banchi, quelle di fotografia. Studiavo e lavoravo allo stesso tempo. E poi credo che quello del fotografo sia un lavoro che dia autorevolezza a chi lo svolge.

Hai mai avuto ripensamenti?
Quelli ci sono sempre, perché a fronte di tanta bellezza e passione, ci sono le difficoltà che tutti i giorni si incontrano, soprattutto nella ricerca di nuovi clienti. Mi capita spesso di proporre i miei servizi ad autori e artisti senza ricevere alcun feedback. Noto talvolta che personaggi dello spettacolo, anche di alto spessore, considerino una fotografia scattata con l'iPhone alla stregua di un'immagine professionale. C'è forse un rifiuto dell'immagine in sé, o una certa insensibilità alla qualità.

Sei però deciso ad andare avanti?
Assolutamente sì, anche perché ho un approccio ottimista alla situazione.

Tu vivi e lavori a Bari. Credi esistano delle differenze nell'essere fotografo al Sud e al Nord Italia? Mi riferisco alle opportunità professionali, economiche e di crescita...
Non credo esistano troppe differenze e sta anche a noi fare in modo che non si presentino. L'Italia, nella sua interezza, è un paese ricco di spunti e opportunità. Dipende quindi dalla nostra intelligenza saperli cogliere. La crisi indubbiamente c'è, ma penso riguardi sia il Sud, sia il Nord. I cattivi pagatori, per farti un esempio, ci sono ovunque e non di rado sento lamentele provenire dai miei colleghi settentrionali.
Vedi, preferisco prendere in pugno la situazione e reagire di conseguenza. Piuttosto che star lì a pensare alle difficoltà, mi armo di pazienza e invio mail ai vari clienti, cerco sempre nuove strategie e vedo il bicchiere mezzo pieno.
Troppi colleghi si stanno facendo prendere dallo sconforto e la categoria ne sta risentendo, indebolendosi. Anche a Bari, per esempio, ci sono centri di cultura fotografica, mostre dove esporre e imparare, migliaia di appassionati con cui confrontarsi.

La diffusione capillare della fotografia digitale, anche attraverso smartphone e tablet, fa bene o male alla fotografia?
Voglio pensare che faccia bene e che sensibilizzi la gente alle arti visive. Quello che più mi preoccupa della attuale diffusione della fotografia è la totale inconsapevolezza del mezzo. Mi spiego: tutti fanno fotografie, tutti le postano su Facebook, ma quanti cercano di capire cosa stanno facendo? In quanti acquistano un libro di tecnica fotografica? Pochissimi, quasi nessuno.
La macchina fotografica, anzi lo smartphone, è ormai un mezzo meccanico, non interpretativo. Si vedono in giro troppe foto “senza senso” e questo è un vero peccato perché la facilità con cui si accede a questa arte, andrebbe vista come un'inaspettata opportunità di crescita culturale.

E ai fotografi?
Non mi piace temere la concorrenza, qualunque essa sia. La fotografia è un linguaggio e come tale si evolve. Chi mai potrà sognarsi di arrestare l'evoluzione? Ciò che conta è avere uno stile e piena consapevolezza dei propri mezzi.

Sei un fotografo live che si occupa essenzialmente di concerti. Quali sono stati i tuoi ultimi lavori? Abbracci altri campi della fotografia?
Gli ultimi lavori riguardano il trombettista torinese Fabrizio Bosso, Fabio Concato, Luca Carboni, Niccolò Fabi, Laura Pausini, i Negramaro, Alessandra Amoroso, i Dear Jack. Provo insomma a non lasciar nulla di intentato. Ho anche fotografato Lucio Dalla. Anzi, a una sua immagine, pubblicata su diverse riviste di fama nazionale, sono molto affezionato forse perché è stata quella che più delle altre mi ha convinto che fare il fotografo sarebbe stata una buona idea.
Alla fotografia concertistica affianco poi la fotografia di matrimonio. Non ho problemi a dirlo: sono anche un fotografo di matrimonio e lavoro insieme a un wedding planner estero, quindi ritraggo cerimonie ed eventi in Puglia, ma di sposi stranieri.

Perché dovresti avere problemi a dirlo?
Perché è convinzione diffusa che la fotografia di matrimonio sia una “fotografia di serie B, quasi popolare”. Io invece trovo che sia il contrario, trattandosi di un genere fotografico complesso che, alimentandosi di momenti unici e irripetibili, non lascia spazio a errori.
Non a caso, ci sono fotografi di matrimonio bravissimi e riconosciuti a livello nazionale, vedi Mimmo Basile, fotografo NPS barese al quale spesso mi ispiro e a cui devo molto.
E poi vorrei che chi denigra la figura del matrimonialista, si renda conto che noi fotografi di matrimonio siamo i primi a vedere la sposa in abito, i primi a tradurre gli sguardi e le emozioni in immagini, i primi a vivere momenti indimenticabili. È vero che per questioni economiche molti fotografi si stanno dando al wedding, ma in parecchi lo fanno davvero male.

Con quale genere fotografico, in particolare, non ti cimenteresti mai?
Il mondo delle modelle e del fashion al momento non mi interessa. Diciamo che la fotografia in studio non è la mia principale aspirazione. Forse perché non ho una sala di posa, chissà!

Da quanto tempo sei NPS e se questo prestigioso titolo ti aiuta nel lavoro?
Da pochi mesi e ne sono fiero. Sicuramente il titolo dà una mano e accresce la credibilità del professionista che può vantarlo. Lo farò già presente al prossimo incontro con l'agenzia Sugar Music di Caterina Caselli ricordando che d'ora in avanti avremo il supporto ufficiale Nikon. Sento di essere insomma in buone mani.

Da quanto tempo sei nikonista? Hai in programma di cambiare?
Praticamente da quando ho iniziato a fotografare. Mio padre ha sempre scattato con Nikon, con una F-601 per la precisione, e mi ha trasmesso la passione per il brand. È quindi anche una questione affettiva. Ho investito parecchi soldi per acquistare le ottiche Nikkor per cui non avrebbe senso passare ad altra marca.
Non trascuro inoltre i vantaggi di essere NPS e di far parte di una grande famiglia: so che se domani avrò bisogno e invierò una mail al quartier generale di Moncalieri, mi risponderanno al più presto.

Con quale corpo stai lavorando e con quali ottiche?
Ho una Nikon D3, una D3s e una D800E. Diverse fra loro, le apprezzare per le rispettive caratteristiche. Utilizzo la D800E quando ho bisogno di altissima risoluzione e non sono ammessi micro-mossi, le altre nelle situazioni in cui conta la velocità e la morbidezza dei contorni. Quanto alle ottiche, la mia preferita è l'AF-S Nikkor 50mm f/1.4G ma sto seriamente pensando di acquistare il nuovo AF-S Nikkor 58mm f/1.4G.
Possiedo inoltre l'AF-S Nikkor 24-70mm f/2.8G ED, l'AF-S Nikkor 70-200mm f/2.8G ED VR II particolarmente indicato con i matrimoni e infine mi diverto molto con l'AF-S Nikkor 14-24mm f/2.8G ED, perfetto nelle ampie inquadrature dei concerti.

Quanta importanza dai alla post-produzione?
Per me è fondamentale, rappresentando lo step conclusivo di un lavoro fatto in digitale. Al tempo stesso è un argomento delicato che richiede studio e cautela. Molti infatti ne fanno un uso eccessivo e talvolta senza criterio. La mia post-produzione non è marcata né evidente: mi piace considerarla invisibile e volta alla calibrazione e a riprendere in modo reale i colori presenti nell'immagine.

Quale software utilizzi per post-produrre?
Il Nikon Capture NX2. Sono convinto infatti che soltanto Nikon sa come trattare i propri file Nef. Ho fatto al riguardo diverse prove, mettendo a confronto i risultati ottenuti con il Lightroom con quelli di casa Nikon.
Non c'è storia: il Capture NX2 ha la meglio e credo che lo sappiano anche in Adobe.

Se ti chiedessi di partire in questo istante, insieme alla tua attrezzatura Nikon, dove andresti? E perché?
In Islanda, non ho dubbi. Partirei insieme a Elisabetta Rosso, fotografa NPS specializzata in Nikon School Travel islandesi. Il fuoco, la terra, i colori...
Tutto dell'Islanda mi affascina. Guardo con molta attenzione le sue fotografie e mi perdo in quei meravigliosi paesaggi.

Altri fotografi NPS a cui ti ispiri?
Ce ne sono altri due: il già citato Mimmo Basile e lo specialista di MotoGP Gigi Soldano, un mito nel suo campo.

Tra dieci anni dove ti immagini?
Sarei contento di trovarmi ovunque ci sia fotografia. Magari in un posto dove la stessa non sia soltanto competizione fra professionisti e mercato, ma anche confronto e stimolo a migliorarsi sempre di più.
 

                     
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