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Andrea Corsi

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Appassionato di cinema dal quale trae continuamente ispirazione, Andrea Corsi, professionista quarantenne di Montevarchi, cittadina toscana a metà strada fra Arezzo, Firenze e Siena, è specializzato in fotografia di matrimonio.

23/01/2015

Andrea Corsi

Intervista di: Dino del Vescovo

Appassionato di cinema dal quale trae continuamente ispirazione, Andrea Corsi (www.andreacorsi.biz), professionista quarantenne di Montevarchi, cittadina toscana a metà strada fra Arezzo, Firenze e Siena, è specializzato in fotografia di matrimonio.
Predilige lo stile reportagistico senza però rinunciare a qualche scatto posato, soprattutto se richiesto dai suoi clienti. Ha sperimentato diverse location nella sua Toscana e lungo tutto lo Stivale, realizzando spesso e volentieri servizi per clienti stranieri che scelgono l'Italia come luogo ideale per le loro nozze. Si definisce un pessimo cuoco, ma apprezza molto la buona cucina.

Ho letto la tua storia sul tuo sito web e l'ho trovata emozionante. Sei diventato fotografo quasi per caso...
Fino a meno di dieci anni fa, la fotografia era per me soltanto una passione, un hobby. Mai avrei pensato di diventare un professionista. Sapevo, e so tuttora, quanto il mestiere di fotografo richieda tempo e dedizione, quanto sia in grado di sottrarre alla vita privata e alla famiglia. Nel 2007 poi, mentre provavo a ristabilirmi da un grave incidente motociclistico, ho incontrato il fotografo Daniele Vertelli e da lì è nato tutto. Ho quindi iniziato a lavorare come professionista alla fine di quell'anno.

Come definisci la “fotografia di matrimonio”?
Una vera e propria definizione di “fotografia di matrimonio” non ce l'ho in quanto il fotografo di matrimonio abbraccia molti, se non tutti i generi della fotografia moderna, come la moda, il reportage, il ritratto. Ogni fotografo poi mette nei suoi scatti ciò che ha dentro, creando un proprio stile di espressione personale. Il mio prevede il racconto dell'intera giornata vissuta dalla coppia nel modo più emozionale ma al tempo stesso meno invasivo possibile. Ciò significa scomparire dalla scena e limitare al massimo ogni interferenza con lo svolgimento degli eventi. Non è un caso che lavori in abito nero, camicia bianca e cravatta scura. Idem per i miei collaboratori.

Dove nascondi la tua attrezzatura?
Uso gli accessori Black Rapid, imbragature che reggono in modo discreto fino a due macchine fotografiche. Tutto viene nascosto dalla giacca.

Il tuo stile è posato o reportagistico?
Sicuramente reportagistico perché mi sento più portato per il reportage che per la posa costruita. Fare reportage di matrimonio tuttavia non esclude che nell'arco della giornata si scatti anche qualche foto in posa. Le due cose quindi non si escludono l'un l'altra.

Avere uno stile proprio e definito comporta maggiori difficoltà nella vendita del proprio lavoro?
Certamente. C'è chi offre il prodotto confezionandolo al cento per cento secondo le necessità e i desideri del cliente. C'è chi invece cerca di mediare e come me deve lavorare il doppio per vendere il proprio lavoro, comunicarlo nel migliore dei modi e facendo capire ai potenziali perché è meglio procedere in una determinata direzione anziché in un'altra. Questa difficoltà rappresenta un ostacolo soprattutto a inizio carriera. Dopo invece aiuta a costruirti un ruolo nel mercato.

So che lavori con clienti italiani e stranieri.
E che l'Italia resta uno dei posti più ambiti dove sposarsi, soprattutto per i secondi...

Te lo confermo. Anche se noi italiani siamo sempre più abituati a maltrattare il nostro paese, per gli stranieri, questo resta un posto incantevole. E chi può permetterselo, decide di sposarsi in Italia. Nell'immaginario collettivo, alcune città italiane sono il luogo ideale dove consumare la propria fuga d'amore, solo per farti capire. Il film “La dolce vita” di Federico Fellini è un ricordo vivo... Da questo punto di vista, so di essere fortunato: vivo in Toscana, la regione italiana più conosciuta all'estero.

È cambiato il tuo stile negli anni?
Più che lo stile, è cambiata la sicurezza. Diciamo che con gli anni l'ansia è calata parecchio. Cambia in sostanza il modo di gestire l'evento e tutta la sua durata.

Ci sono regioni d'Italia che ti colpiscono più di altre?
Sì. Citerei ancora la Toscana e in particolare la Val d'Orcia. Lì, i sensi fanno pace con tutto il resto. Ma c'è il Lago di Como e trovo sia meravigliosa la Costiera Amalfitana per l'attenzione e la cura che si ripone in termini di preparazione del matrimonio.

Cosa hanno di diverso i matrimoni italiani da quelli esteri?
Esistono parecchie differenze. La durata innanzitutto. Non di rado gli stranieri chiedono un servizio fotografico che duri soltanto poche ore. Con gli italiani invece si trascorre l'intera giornata.
I matrimoni stranieri spesso si svolgono per intero in un solo luogo, dalla preparazione alla funzione religiosa, al ricevimento, con buona pace del fotografo che non deve correre da un posto all'altro. Il matrimonio italiano è quindi più difficile da gestire dal punto di vista logistico: la sposa si agghinda a casa dei suoi genitori, lo sposo fa altrettanto, la chiesa è a 30 km da entrambi, la sala ricevimenti anche di più. I matrimoni stranieri infine, e in particolare gli americani, si svolgono quasi tutti all'aperto, il che significa disporre di condizioni di luce sempre ottimali.

C'è un approccio diverso, rispetto al fotografo, da parte delle due culture?
Sì, gli stranieri e gli americani in particolare, hanno un rispetto per l'arte e per chi la esprime, disarmante. In Italia si fa meno attenzione e spesso non si fa neanche caso alla figura del fotografo. Il nostro è un popolo che purtroppo tende all'ignoranza.

La location più difficile che hai dovuto fronteggiare in tutti questi anni di carriera...
Nessuna in particolare, forse perché lo stile reportagistico è in grado di rimediare più o meno facilmente alle lacune della location. Le difficoltà sono maggiori per chi esegue un posato di livello alto e quindi necessita di particolari sfondi per esprimere nel migliore dei modi il suo stile fotografico.

Cosa pensi della potenzialità video delle recenti reflex Nikon? I tuoi servizi prevedono anche del girato?
Il video su reflex crea indubbiamente nuove opportunità per il fotografo, anche e soprattutto per la qualità che riesce a esprimere. Un video fatto bene può considerarsi un insieme infinito di belle fotografie che velocemente si susseguono. Quando a filmare è la reflex, si usa infatti l'espressione “cinema di matrimonio”. Personalmente, lo ammetto, non riprendo ancora durante i miei servizi ma fornisco un equipe di professionisti a chi me ne fa richiesta. Devo ancora capire se durante la sessione fotografica sia possibile anche filmare in modo adeguato, mantenendo inalterata la qualità su entrambi i fronti.

Riprendi video durante il tuo tempo libero?
No, non è mia abitudine. A volte faccio foto, ma nulla di più. E le faccio anche con il cellulare. Non sono certo la persona che vive di professione per tutto il tempo. Mi piace staccare totalmente la spina e, non appena possibile, pensare ad altro. Credo sia molto importante prendersi delle pause.

Da quanto tempo sei nikonista? Hai mai pensato di cambiare?
Dal 1992, cioè da quando ho comprato la mia prima reflex, la Nikon FM. Scelsi Nikon perché esercitava in me un fascino che altre marche non avevano. Sei giovane, guardi i film, sfogli i giornali, vedi il marchio Nikon ovunque e te ne innamori.
Da allora non ho mai cambiato anche se ci sono stati anni in cui Nikon soffriva per la superiorità della concorrenza. In quei momenti qualche dubbio l'ho pure avuto. Per fortuna il divario è stato subito appianato e Nikon ha ripreso a essere al top anche in ambito digitale. La rinascita si è avvenuta con la Nikon D3.

Con quale corpo macchina stai lavorando?
In questo momento sto lavorando con una Nikon D810 e una Nikon D750, due modelli fra gli ultimissimi.

Ci sono differenze fra le due macchine?
Le differenze ci sono e le sfrutto tutte a mio vantaggio. Entrambe le macchine sono leggere e garantiscono prestazioni eccezionali. Amo la D810 per la qualità e la latitudine delle immagini a bassi ISO. È un po' più lenta, ma più silenziosa, della D750. Questa, dal canto suo, produce file più leggeri, è più veloce e funge alla grande come macchina d'azione, perfetta durante i balli. E poi ho scoperto la comodità del display orientabile al quale non avevo dato molto peso all'inizio.

Un genere fotografico con il quale non ti cimenteresti mai?
La fotografia di moda, non ho dubbi. La trovo difficilissima nel senso che trovo difficile tirar fuori l'anima da persone che sfilano su una passerella. La apprezzo molto ma non mi ritengo in grado di farla. E ammiro chi riesce a esprimere la fotografia di moda su livelli altissimi.

                     
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