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Luca Cattoretti

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È uno dei più affermati fotografi italiani di donne, impegnato su diversi fronti: fotografia pubblicitaria, celebrità, fashion e lingerie. Con diversi spot pubblicitari, calendari e trasmissioni televisive all'attivo, Luca Cattoretti ha iniziato la sua carriera molto giovane, subito dopo le scuole superiori.

27/03/2015

Luca Cattoretti

Intervista di: Dino del Vescovo

È uno dei più affermati fotografi italiani di donne, impegnato su diversi fronti: fotografia pubblicitaria, celebrità, fashion e lingerie. Con diversi spot pubblicitari, calendari e trasmissioni televisive all'attivo, Luca Cattoretti ha iniziato la sua carriera molto giovane, subito dopo le scuole superiori.
Milanese, 47 anni di età e con un carattere curioso, ci racconta aspetti e aneddoti della sua professione, forte di una esperienza maturata in Europa e oltre negli ultimi 20 anni. Ama l'arte, andare per musei, per mostre e leggere libri. Quando può va al cinema e apprezza le serie TV, in particolare quelle americane. Segue poco il calcio, molto di più il tennis.

È evidente la dominante femminile nei tuoi lavori. Quando hai capito, Luca, che le donne sarebbero state il tuo soggetto preferito?
A circa 15, 16 anni, quando con la Nikkormat di mio padre, appassionato di fotografia, scattai alcune foto a una mia compagna di classe. Riguardandole, le trovai belle. Subito dopo, volli ripetere l'esperienza con alcune ragazze che vivevano vicino casa mia a Segrate (MI, ndg) ed ebbi l'ulteriore conferma che la fotografia era nel mio Dna e che le donne sarebbero state il mio soggetto preferito. Così, già a 17 anni, contro il volere dei miei genitori che invece mi avrebbero voluto dottore o avvocato, decisi di fare il fotografo. Terminato il Liceo Scientifico, prestai assistenza presso alcuni studi fotografici e da lì è nato tutto. A circa 21 anni lavoravo già a tempo pieno fino a diventare economicamente indipendente qualche anno più tardi.

So che il feeling tra soggetto e fotografo è fondamentale. Ci sono metodi infallibili per instaurarlo?
Metodi infallibili forse non ce ne sono e credo che ogni fotografo segua il suo istinto. Serve a poco provare a incutere sicurezza e tranquillità, mentre aiuta molto parlare del più e del meno cercando di distogliere il soggetto da quello che sta facendo. Con il tempo ho acquisito una discreta capacità di entrare in sintonia con le persone, forse perché sono curioso di carattere. Serve anche mostrare alla persona fotografata alcuni degli scatti sul display della fotocamera, chiedendo se piacciono o meno. Se le donne si vedono belle, si è già a metà dell'opera. Succede però che gli scatti non siano di gradimento e quindi occorre capire quale sia il motivo e correre ai ripari.

Ti è mai capitato di avere difficoltà in tal senso?
Sì, una volta qualche difficoltà l'ho avuta. Era una situazione insolita perché, per un noto produttore di occhiali, avrei dovuto fotografare circa 60 persone avendo a disposizione per ognuna non più di tre minuti. Iniziai con i primi palesando la mia apprensione. A quel punto si invertirono i ruoli e uno di loro mi propose di suggerire a tutte le persone che lo avrebbero seguito, di pensare... niente di meno che... al sesso. Lo feci, senza aggiungere una sola parola, e devo dire che ha funzionato. Tanto che tuttora, quando noto molta rigidità sul set, a meno che non si tratti di minorenni, pronuncio queste tre strane ma efficaci parole.

Che rapporto hai con il video? Utilizzi le tue reflex Nikon anche per riprendere filmati?
Sinceramente no, non filmo, anche perché la macchina che utilizzo di solito, una Nikon D3x, non fa video. Né avrei modo, durante la sessione di scatto, di trovare la concentrazione per far bene sia una cosa, le fotografie, sia l'altra, i video. Detto questo, aggiungo che provo molto interesse per le immagini in movimento e che prima o poi vorrei iniziare a trattare l'argomento con la dovuta attenzione.

Credi che prima o poi si tornerà a fotografare le donne nella loro naturalezza, senza renderle quasi aliene in post-produzione?
Ritengo improbabile che si smetta di usare Photoshop. Spero tuttavia che, con il tempo, se ne faccia un uso più consapevole e meno invasivo. Le correzioni e le modifiche continueranno quindi a esistere. Per quanto mi riguarda, chiedo al mio post-produttore di rendere belle le immagini senza sconvolgerle, quindi di limitarsi a eliminare i difetti. Anche a me piacerebbe, lo ammetto, tornare a vedere almeno i pori della pelle.

Ma succede davvero che si allungano le gambe o si restringono glutei e fianchi?
Sì, succede. Talvolta è una necessità rendere le modelle un po' più alte.

Ti occupi di pubblicità, fashion, lingerie e altro. Ti senti un fotografo completo o credi sia il momento di esplorare nuovi orizzonti?
Il video, come già accennato, è senza dubbio un campo d'azione da avvicinare. Per il resto non saprei. Più che di orizzonti nuovi, mi piacerebbe provare luci nuove, angolazioni diverse, tecniche nuove insomma. Ma sempre avendo al centro soggetti animati e in particolare le donne. Mi viene in mente anche la fotografia di architettura perché mi piace molto come ambito, ma non credo possa diventare parte della mia attività professionale.

Quando devi fotografare gruppi di persone, come ottieni lo scatto perfetto?
C'è un'unica via: fare tanti scatti in modo da aumentare le possibilità di successo. Se proprio non si riesce, allora si sposta uno dei soggetti da una foto all'altra in post-produzione. Quando si fotografano gruppi di dieci persone e oltre, è molto facile che l'espressione di qualcuno non sia proprio da copertina.

Con quale corpo macchina stai lavorando e con quali ottiche?
Con la Nikon 3Dx, macchina con la quale mi trovo molto bene. Per quanto riguarda le ottiche uso l'AF-S Nikkor 24-70mm f/2.8G ED, l'AF-S Nikkor 70-200mm f/2.8G ED VR II, l'AF-S Nikkor 17-35mm f/2.8D ID-ED e un 105mm micro di qualche anno fa, un obiettivo che ha ormai vent'anni, sprovvisto di autofocus, ma con un'incisione spaventosa.

Da quanto tempo sei nikonista? Hai mai cambiato? Ci hai mai pensato?
Sono nikonista dalla mia prima fotografia.
Nel tempo una mezza idea di cambiare mi è anche balenata per la testa. Non tanto per una questione di qualità o affidabilità delle attrezzature, quanto per questioni di praticità. C'è stato un momento in cui la principale casa concorrente di Nikon offriva qualcosa di più leggero, a parità di prestazioni.
Ho fatto quindi delle prove, ma avevo e ho tante di quelle focali Nikon che non mi è sembrato il caso di andare avanti. Per dovere di informazione, ti dico che uso anche Hasselblad e Leica e che, quando mi capita di fotografare per piacere, resto fedele a Nikon e lo faccio con una COOLPIX, la P7100.

Consiglieresti a un giovane appassionato, di intraprendere oggi la carriera di fotografo?
Perché no? I budget a disposizione oggi dei committenti sono sicuramente meno appaganti di un tempo. Di conseguenza i guadagni inferiori. Però, se un giovane sente di voler fare qualcosa e sa di poterci mettere la giusta passione, credo sia giusto che ci provi. Per fortuna, il valore di un buon fotografo e di un professionista dotato di un'ottima attrezzatura, viene ancora compreso.

La situazione più difficile o imbarazzante che hai vissuto in tutta la tua carriera?
Negli anni ho sviluppato diverse tecniche per venir fuori da situazioni imbarazzanti per cui, quando capita, in un modo o nell'altro, riesco a cavarmela. A pensarci bene però un aneddoto ce l'avrei anche se mi viene un po' difficile raccontarlo.
Riguarda il servizio fotografico fatto anni fa a Pamela Andersson, a Los Angeles. Ebbene, la sera precedente ero stato in un ristorante del luogo dove evidentemente devo aver mangiato qualcosa che ho digerito male. Il giorno successivo, durante gli scatti... diciamo che ne ho risentito (ride, ndg).

                     
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