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Damiano Andreotti

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30/10/2013

Damiano Andreotti

Intervista di: Dino del Vescovo

Appassionato di montagna - di arrampicate d'estate e di sciate in compagnia d'amici d'inverno -, Damiano Andreotti, giovane professionista di Biella, pur dedicando buona parte del suo tempo alla fotografia, vanta esperienza anche nel campo della ripresa video.
Impegnato su diversi set come direttore della fotografia (il corto “America” di cui ci ha parlato il regista Alessandro Stevanon in una delle nostre ultime interviste, è soltanto uno dei suoi ultimi lavori), racconta con chiarezza quali sono i compiti a cui è chiamato a rispondere il suo ruolo, ed esprime il suo punto di vista in merito al confine sempre meno marcato tra fotografia e video.
Si occupa di fotografia di moda e di pubblicità e lo scorso anno ha lavorato per Nikon fotografando le sue ultime collezioni di fotocamere digitali. Non di rado offre il suo supporto come light designer allestendo schemi di luce per spettacoli teatrali off e in chiave moderna. Ama giocare a calcio, andare al cinema e fare il papà.

"Un fotografo dalle coordinate puntuali a metà tra un moderno creatore di storie fantastiche e un antico cavaliere del ricordo". È questa la definizione di te che trovo nel tuo sito web. Vorresti descrivermi in breve il significato di queste parole?
Devo ammettere che incontro spesso difficoltà nel descrivere a parole lo stile, lo spirito che anima il mio lavoro, per cui ho scelto di farlo riportando la definizione usata allo scopo da un'agenzia con la quale collaboro ormai da tempo.
La frase racchiude i due aspetti fondamentali della mia attività, quelli che cerco sempre di far coesistere, sia quando lavoro come fotografo, sia quando curo, in qualità di direttore della fotografia, la parte video.
I committenti, soprattutto quando l'ambiente in cui ci si muove è quello della moda, della pubblicità e della fiction, richiedono servizi fotografici che vadano un po' oltre la realtà, che inducano cioè l'osservatore a sconfinare nella sfera dell'immaginazione, del fantastico. Il mio compito è sì quello di soddisfare simili richieste, ma nel contempo lo faccio senza dimenticare l'aspetto “reportagistico” della fotografia, quello cioè che non deve mai prescindere dal mondo reale. Il risultato sta quindi nel mezzo, tra la storia fantastica e il ricordo, il richiamo alla realtà.

Direttore della fotografia per video musicali e fiction. Quali soddisfazioni raccogli in questo ambito?
Mi piace l'idea di inserire in un contesto visivo, attraverso le luci, le emozioni che un prodotto video cerca di comunicare al pubblico. Se una scena è drammatica, per esempio, affido all'illuminazione il compito di enfatizzare il dramma che l'attore esprime sul set. O in altri casi, di comunicare emozioni di forte rabbia, o ancora, mescolando le carte in tavola, di far credere che il protagonista sia adirato mentre sta solo fingendo. La potenza comunicativa delle luci è davvero grande.

Cosa fa un direttore della fotografia? Di cosa si preoccupa quando è sul set?
Si occupa e si preoccupa di illuminare la scena, decide quali lampade usare, dove posizionarle, sceglie quindi un tipo di illuminazione. Tutto è frutto di confronti e conversazioni avute con la regia. Il direttore della fotografia propone, il regista avvalla o rifiuta. Considera che sul set c'è una gerarchia di ruoli assoluta.

E quando si filma in pieno sole?
Si usa la lampada fondamentale da cui è partito tutto: il sole appunto! Che è molto difficile da gestire, per cui a volte la sua luce va filtrata o polarizzata direttamente in camera. Può capitare che alla luce solare si aggiunga della luce artificiale, ma ciò avviene soprattutto con produzioni di particolare importanza.

E più facile lavorare con la luce artificiale o con la naturale?
Con la luce artificiale è meno facile poiché si tende a eccedere e a creare, per esempio, zone d'ombra troppo pronunciate.

Nasci come fotografo di moda e di pubblicità. Mi daresti una definizione per entrambe queste branche della fotografia?
Sono entrambi ambiti commerciali nel senso che il prodotto fotografico che si va a realizzare è uno strumento di vendita, serve cioè a vendere l'articolo fotografato. Fotografare la moda significa disporre di modelli e modelle, lavorare per la pubblicità porta in linea di massima a fare dello still life, quindi a fotografare oggetti che vivono di vita propria.
Vorrei aggiungere che in tutte e due le situazioni, il mio modus operandi prevede una ricerca che preceda lo scatto: il punto di forza del mio lavoro sta infatti nella voglia di indagare su chi ha creato un determinato oggetto, un determinato abito, capire chi è la persona o le persone che stanno dietro un'idea e via dicendo. Da questo punto di vista trovo che anche la fotografia di still life acquisisca un che di romantico. In un certo senso amo scovare il lato umano di ogni realizzazione.

Un brand per il quale hai lavorato di recente?
Visto che siamo in tema, ho lavorato circa un anno fa per Nikon, fotografando la collezione COOLPIX, le reflex entry-level e le Nikon 1. Erano i tempi in cui sono stati girati gli spot Nikon a Barcellona, per i quali ha lavorato Fabio Breccia come regista e Ferran Paredes Rubio come direttore della fotografia.

Quanto il mondo della ripresa video sta “contaminando” quello delle fotografia?
Questo è un argomento tanto interessante quanto complesso e delicato. Dal mio punto di vista, sta accadendo esattamente il contrario: credo infatti che la fotografia stia contaminando il mondo della ripresa video.
Da quando le reflex offrono la possibilità di registrare filmati di alta qualità senza investire cifre notevoli, diversi fotografi hanno ampliato il proprio raggio di azione e si sono cimentati con il video. Questo, nascendo all'interno di un dispositivo progettato per fotografare, ne ripropone l'eleganza e la raffinatezza.
Mi spiego: i concetti di profondità di campo e di apertura del diaframma, erano fino a pochi anni fa estranei al mondo del video “low-budget”. Oggi invece, produzioni video la cui realizzazione viene affidata alle nuove reflex, possono vantarsi di un look cinematografico decisamente insolito. A parità di costi, se si utilizzassero videocamere tradizionali, si avrebbero fotogrammi molto più piatti e quindi risultati inferiori.

Quale reflex utilizzi per riprendere filmati?
La Nikon D800, in abbinamento al registratore video digitale Atomos Ninja collegato all'uscita HDMI della reflex. Preferisco infatti disporre in post-produzione e color correction di un file non compresso, quindi sperimentare molte cose in più.

In quale direzioni pensi evolva il mercato della fotografia nei prossimi cinque, dieci anni?
La direzione è stata già tracciata dalle fotocamere compatte ad alte prestazioni e dalle reflex entry-level che allo stato nativo, o mediante accessori o dispositivi intelligenti come tablet e smartphone, possono connettersi a Internet. Offrendo la possibilità di interagire con le varie piattaforme social, permettono di vivere la fotografia stando al passo con i tempi. Potrei citarti a tal proposito la COOLPIX S800c, ossia la prima fotocamere tascabile a utilizzare il sistema operativo Android, quindi capace di connettersi in tempo reale a Facebook, a Twitter, a Flickr e via dicendo. Personalmente sono molto contento dell'ampia diffusione della cultura fotografia ma non ritengo che tutti gli scatti siano meritevoli di essere “postati”.

Cosa pensi delle fotografie scattate con gli smartphone e i tablet?
Se lo si fa per diritto di cronaca, le condivido e mi divertono. Se lo scatto è finalizzato a ottenere belle immagini, meglio impugnare una fotocamera degna di tal nome. Personalmente non scatto quasi mai con lo smartphone.

Da quanto tempo sei nikonista? Cosa ti lega al brand?
Sono nikonista da quando sono professionista, quindi dal 2001. Ho iniziato con una Yashica a pellicola con cui ho fatto mille battaglie, ma non appena il mio approccio alla fotografia è stato più professionale, mi sono legato a Nikon. Ciò che più mi piace del brand? L'attacco a baionetta F-mount, per esempio, rimasto pressoché invariato negli ultimi cinquant'anni. Nella mia borsa ho infatti un obiettivo fisso Nikkor da 20 mm degli anni 70 che continuo a montare sui miei corpi macchina con risultati davvero straordinari.

Con quale o quali corpi macchina stai lavorando? E con quali ottiche?
Con la Nikon D3s e la D800, utilizzando l'una e l'altra sia per il video sia per la fotografia.
Per quanto riguarda le ottiche, preferisco i modelli a focale fissa quando devo riprendere filmati (si veda l'intervista inerente la produzione del cortometraggio America, (ndr), mentre prediligo gli zoom AF-S 24-70 mm F/2.8G ED e AF-S Nikkor 70-200 F/2.8G ED VRII se devo fare fotografie.
Ho poi una D700 a cui sono molto affezionato e che mi segue durante i sopralluoghi o nel tempo libero.

Cosa non diresti mai a un giovane aspirante fotografo che voglia intraprendere la tua stessa carriere da professionista?
Due cose in particolare. Di non scattare quanto più può tanto prima o poi una bella foto arriva e... di preoccuparsi se un nero è troppo “chiuso” anziché considerare il Photoshop, o qualsiasi altro software di fotoritocco, il rimedio a ogni errore.

Suggeriresti a qualcuno di intraprendere la carriera di fotografo?
Assolutamente sì, ma mi piacerebbe che i giovani aspiranti fossero più disposti a imparare nei tempi giusti, affidandosi ai cosiddetti “maestri di bottega”.

Se potessi tornare in dietro... cosa faresti?
Rifarei tutto quello che ho fatto e quindi oggi sarei esattamente ciò che sono. Avrei però frequentato l'Istituto Sperimentale di Cinema a Roma come direttore della fotografia.

                     
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