I racconti e le considerazioni di un fotografo subacqueo, mostrano sempre contorni particolari. Come afferma Sergio Sarta, professionista milanese che di mondo sommerso se ne intende, visti i premi conseguiti in circa trent'anni di carriera – uno degli ultimi lo vede vincitore del Campionato Italiano di Fotografia Naturalistica -, la categoria dei fotografi subacquei è composta da persone privilegiate che hanno la possibilità di vedere ciò che gli altri possono soltanto immaginare. Nikonista sin dagli esordi, Sergio ha all'attivo immersioni in diversi luoghi del mondo, dalle acque salate dei mari tropicali alle acque dolci e cristalline dello Yucátan. Pesci, invertebrati e mammiferi rappresentano per lui soggetti sempre nuovi, ma la missione ancora da compiere è fotografare sott'acqua i coccodrilli. Una sua mostra, blu oltremare, sarà visitabile a Crema, presso la Cittadella della Cultura, dal 2 al 12 marzo 2012. Quando non è in viaggio o il lavoro di organizzazione delle immagini gli concede del tempo libero, ama leggere, in particolare testi filosofici, e seguire il suo Milan alla TV. In più coltiva un hobby davvero particolare, collezionando accendini di marca Dupont: «...è la musica che si produce nel clic di apertura del cappuccio, a differenziare questi accendini da qualunque altro, più o meno bello che sia».
Quali sono le differenze tra la fotografia “terrestre” e la fotografia subacquea?
Dunque, esistono differenze tecnico-strumentali e differenze che definirei... “sostanziali”. Le prime riguardano l'assenza dell'orizzonte terrestre, la ridotta visibilità già a pochi metri di distanza dal soggetto, quindi l'opalescenza dell'acqua che il più delle volte rende lo scatto molto difficoltoso. Tutto ciò impedisce ai fotografi subacquei di utilizzare teleobiettivi, limitando ai grandangoli la scelta delle ottiche. Non è un caso che l'obiettivo Nikon più usato dai sub-fotografi sia l'AF Fisheye Nikkor 16mm F/2.8D o addirittura l'AF Fisheye Nikkor 10.5mm F/2.8G ED. Ai grandangolari spinti vanno comunque affiancati gli obiettivi macro, come l'AF Micro Nikkor 60mm F/2.8D o l'AF-S Micro Nikkor 105mm f/2.8G VR, indispensabili ogni qualvolta si vogliano realizzare primi piani dei soggetti.
Un altro limite imposto dall'acqua è la progressiva scomparsa dei colori con la profondità, condizione che impone di utilizzare più flash in contemporanea. Non ultima l'impossibilità di cambiare le ottiche quando si è in profondità: sta quindi alla maturità del fotografo scegliere l'obiettivo più confacente prima di immergersi.
Per quanto riguarda le differenze sostanziali, citerei la difficoltà che sott'acqua si ha nel muoversi, nello spostarsi cioè da un punto all'altro. E se devi gestire, oltre alle bombole e agli apparecchi da immersione, anche un'attrezzatura fotografica, allora occorre avere molta esperienza per concentrarsi prevalentemente su quest'ultima. Quando si fotografa per strada, ci si dimentica di camminare e si pensa solo a scattare. Hai capito cosa intendo?
Certo, ma l'assenza dell'orizzonte cosa comporta? Sott'acqua si avverte comunque l'azione della forza di gravità?
La mancanza dell'orizzonte terrestre può creare difficoltà di orientamento. Alcuni sub infatti utilizzano delle bussole. La gravità, invece, si avverte sempre, anche perché se si è adeguatamente zavorrati, si tende ad andare verso il basso. Ci sono casi tuttavia in cui la spinta dell'acqua verso l'alto ha la meglio sulla forza di gravità: ciò accade quando la zavorra non è in quantità sufficiente.
Ricordi di un'immersione rivelatasi particolarmente impegnativa?
Sì, me ne ricordo una in particolare, non per la pericolosità degli animali incontrati sott'acqua, ma per le difficili condizioni del mare. Ero all'Isola del Cocco (Isla del Coco), in Costa Rica, quindi in pieno Pacifico, per fotografare gli squali martello che popolano in abbondanza quel tratto di mare. In quell'occasione la corrente sottomarina era così forte da rendere difficoltosa la permanenza in acqua, a circa trenta metri di profondità, e soprattutto, in risalita, il ritrovamento della barca d'appoggio.
Ho visto sul tuo sito web bellissime fotografie di squali tigre...
Confermo, ho fotografato una famiglia di squali tigre, senza gabbia, sempre in Costa Rica, nello stesso luogo in cui lavoravo con gli squali martello. Fu un'emozione molto forte. Sai, si tratta pur sempre di animali di lunghezza pari a cinque, sei metri e che, stando a quanto si dice, mostrano aggressività talvolta superiore a quella degli squali bianchi. Direi che la paura mi è venuta dopo in barca: sul momento pensavo solo e soltanto a fotografare.
C'è uno scatto in particolare che rimpiangi?
Non solo uno. Rimpiango migliaia di scatti che per cause esterne o per errori da me commessi hanno disatteso le mie aspettative. Oppure situazioni in cui non sono riuscito proprio a fotografare. Ricordo di una situazione vissuta nelle Filippine, di fronte a uno squalo balena e in condizioni di acqua limpidissima: per un problema alla macchina ho dovuto rinunciare allo scatto.
Immersioni in acque dolci e in acqua salata: l'approccio mentale alle due situazioni è diverso?
Dunque, fino a oggi mi sono immerso in due tipologie di acque dolci. La prima riguarda alcuni corsi d'acqua sotterranei tipici dell'ambiente carsico dello Yucátan, i cosiddetti “cenote”, dove diversi canali si intrecciano fino a confluire in stanze sotterranee. Qui l'acqua è di una limpidezza unica.
La seconda consiste nei fiumi di montagna e nei laghetti alpini, dove mancano i pesci ma ci sono alghe bellissime e giochi di luce che creano situazioni molto suggestive. L'approccio mentale rispetto alle riprese in acque salate è quindi lo stesso. A cambiare sono gli scenari e il tipo di fotografia che ti aspetti di fare.
Ti è mai capitato di aver paura durante un'immersione?
Sì, ma non per aver fatto particolari incontri, piuttosto per deficit nell'organizzazione dell'immersione: scarsa manutenzione alla mia attrezzatura, soste di decompressione più brevi del dovuto e via dicendo. Capita inoltre che ti fai prendere dalla situazione e attendi in profondità più di quanto dovresti. Per quanto riguarda gli animali pericolosi, la paura, semmai, ti assale dopo, quando sei in barca e ripensi all'esperienza appena vissuta.
Preferisci fotografare soggetti in movimento oppure, in modalità macro, gli organismi presenti sul fondo marino?
Direi che mi piace molto eseguire fotografie d'azione, piuttosto che statiche. Per foto d'azione intendo quelle fatte ai grandi pesci o ai mammiferi in movimento. Si deve però fare un minimo di attenzione a non considerare la fotografia macro come un genere di fotografia necessariamente statica. Spesso, malgrado si utilizzino obiettivi macro e il soggetto sia quasi fermo, la fotografia che ne deriva è un fotografia d'azione a tutti gli effetti. Ti cito l'esempio dei pesci mandarino il cui accoppiamento dura appena qualche frazione di secondo. In quel caso o agisci tempestivamente o perdi lo scatto: per me questa è comunque fotografia d'azione.
Hai mai fotografato i coccodrilli sott'acqua? In caso contrario ti piacerebbe farlo?
No, non l'ho mai fatto ma mi piacerebbe tanto fotografare questi animali. La difficoltà sta nel trovare i coccodrilli in acque limpide, o per lo meno in acque decentemente avvicinabili, ovvero con circa due metri di visibilità. Questi animali, al contrario, vivono in acque molto, molto torbide il che costringe a un avvicinamento troppo rischioso.
L'episodio vissuto che più ti ha colpito in trent'anni di immersioni?
A Crystal River, in Florida, ero riuscito ad avvicinare una coppia di lamantini, una femmina con il suo cucciolo. Questi animali sono molto docili e teneri, ma combattuti tra una grande timidezza e un’innata curiosità.
Dopo aver avvicinato i due animali, ho iniziato a scattare fotografie a pochi centimetri di distanza e poi, dopo alcuni minuti, finita la pellicola delle due macchine, mi sono fermato per tornare alla barca. Sai, a quei tempi dovevamo fare i conti con i rullini e con gli scatti in numero limitato.
Mi sono quindi voltato per invertire la marcia e in quel preciso istante ho sentito lungo i miei fianchi una leggera ma prolungata pressione: erano le pinne pettorali del cucciolo che cercavano di trattenermi o di comunicarmi qualcosa… Non saprò mai cosa, ma quel momento lo porto sempre scolpito nella mia mente e nel mio cuore.
Quanto pensi che la diffusione del digitale abbia avvicinato il pubblico dei fotografi per hobby alla fotografia subacquea?
Parecchio, anche perché, oggi, con una spesa contenuta, necessaria ad acquistare una fotocamera compatta e una custodia subacquea, chiunque sappia immergersi può anche fare fotografie. Lo constato durante i miei viaggi: il numero di fotoamatori che con la fotocamera vanno in immersione è in continuo aumento. E il risultato finale può essere anche di buon livello: una COOLPIX, per esempio, abbinata a uno scafandro Nimar, ti permette oggi di realizzare belle immagini, soprattutto quando il soggetto è molto ravvicinato.
Da quanto tempo sei nikonista e perché?
Sono nikonista da sempre, da quando ho cominciato con le prime immersioni, quindi negli anni '80, circa trent'anni fa. Da una Nikonos III con flash a lampadina fino alla Nikonos V, alla mitica e imbattibile Nikonos RS con tutti i suoi obiettivi, alle Nikon F3, F4 e F5, per approdare infine alla Nikon D700. Nikon, già a quei tempi, proponeva accessori per la subacquea di qualità eccellente: non dimenticherò mai il mirino sportivo da applicare ad alcuni corpi macchina e in grado di restituire il 100% dell'immagine...
Utilizzi scafandri Nimar? Se sì, cosa ne pensi?
Ho usato in più di un'occasione scafandri Nimar. Mi sono trovato bene e penso che siano ottimi dal punto di vista del rapporto qualità/prezzo. Nella mia attività di fotografo subacqueo, utilizzo però scafandri in alluminio prodotti da un'azienda austriaca, la Subal.
Blu Oltremare: si può sapere se c'è un'immagine fra quelle in mostra che tu ritieni particolarmente significativa?
Potrei citarti lo scatto con cui ho ritratto un cormorano in movimento attraverso un banco di sardine. Questa immagine mi ha permesso infatti di vincere il Campionato Italiano di Fotografia Naturalistica. Ce n'è poi un'altra che non ritengo “bella”, poiché ha molto della cartolina, ma a cui sono affezionato: l'immagine ripresa in acquee libere e senza gabbia, di uno squalo tigre lungo cinque o sei metri.
Da cosa è composta la tua attrezzatura ideale quando sei giù?
Ultimamente scendo in acqua con due corpi Nikon D700, scafandri Subal e due o tre flash Inon per ogni macchina. Le ottiche che uso maggiormente, tutte Nikkor, sono l'AF Fisheye-Nikkor 16mm F/2.8D, l'AF-S Nikkor 17-35mm F/2.8D, l'AF-S Nikkor 24mm f/1.4G ED, l'AF-S Micro Nikkor 105mm f/2.8G VR e l'AF Micro Nikkor 60mm F/2.8D.