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Alessandro Sabattini

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Alessandro Sabattini

Intervista di: Dino del Vescovo

31/07/2012

Un fotografo di calcio, in Italia, ha sempre tanto da raccontare. Non fa eccezione Alessandro Sabattini, professionista modenese di 29 anni con alle spalle già tanta esperienza, maturata sia sui campi di gioco italiani, sia su quelli internazionali. Lo abbiamo raggiunto perché incuriositi dal suo ultimo impegno: il Campionato Europeo di Calcio 2012 disputato circa un mese fa in Polonia e Ucraina. Argomento che, visto l'epilogo, alla gran parte degli italiani procurerà gioia e dolori: prima la finale conquistata meritatamente al di là di ogni più rosea aspettativa, poi la sconfitta per 4 a 0 contro una Spagna messa in campo in modo decisamente impeccabile. Il racconto spazia dalle difficoltà che generalmente un fotografo di calcio incontra, alle emozioni provate durante la partita contro la Germania, vinta per 2 a 0, passando per le fidanzate e le mogli dei calciatori sempre più al centro dell'attenzione mediatica. Alessandro Sabattini è nikonista dal 2008: ammette di essere stato conquistato prima dalla Nikon D3 e più di recente dalla D4, una macchina che considera straordinaria da più punti di vista. Ama andare in bicicletta e fare pesca sportiva in lago, in particolare carpfishing. Quando può organizza anche trasferte di due, tre giorni, per catturare carpe di grandi dimensioni, fotografarle e rimetterle rigorosamente in libertà secondo la filosofia del “catch and release”. Se potesse giocherebbe anche al calcio, ma nei giorni in cui i suoi amici organizzano gli incontri, è impegnato a fotografare i grandi campioni.

Alessandro, partirei con una delle domande più classiche. Quali sono le difficoltà che si incontrano nel fotografare il calcio?
Ne citerei un paio, di carattere però più pratico che tecnico. La prima riguarda la posizione che il fotografo occupa rispetto alla parte di campo in cui si svolge l'azione, la seconda le condizioni meteo. Non di rado ci si trova lontani dalle azioni più belle, dal calciatore che ha appena fatto goal, dall'arbitro o da qualsiasi altro evento che meriti attenzione. Da questo punto di vista, un po' di fortuna, nel trovarsi al momento giusto nel posto giusto, non guasta.
Quanto alle condizioni meteo, la pioggia rende tutto più difficile. Occorre proteggere adeguatamente l'attrezzatura e far fronte a un inevitabile rallentamento dei propri movimenti, soprattutto quando si effettua il classico cambio macchina: nel mio caso nel passaggio dall'ottica AF-S Nikkor 400mm F/2.8G ED VR allo zoom AF-S Nikkor 70-200mm F/2.8G ED VRII.

Come si rimedia all'inconveniente di essere lontani dal soggetto?
Si può fotografare utilizzando un teleobiettivo quindi procedere, grazie all'alta risoluzione delle reflex Nikon di cui oggi disponiamo, al cosiddetto “cropping”, cioè al ritaglio delle porzioni d'immagine che più ci interessano. Oppure, in caso di goal, ci si può concentrare sull'esultanza del portiere o di un difensore. Mi è capitato, per esempio, ai goal dell'Inter di fotografare il capitano Javier Zanetti che correva ad abbracciare il portiere Júlio César. O anche l'esultanza dell'allenatore, della panchina e via dicendo.
Un'altra soluzione è seguire l'azione da dietro e fotografare i goal o le azioni più travolgenti stando alle spalle e includendo nell'inquadratura la porta: le immagini che si ottengono sono molto apprezzate perché restituiscono all'osservatore ciò che i calciatori hanno visto durante lo svolgimento dell'azione.

Quanto conta conoscere le regole del gioco per eseguire un buon servizio fotografico?
Conta abbastanza perché conoscendo le regole è più facile prevedere alcune situazioni. La punizione di prima o di seconda è il primo esempio che mi viene in mente: nel primo caso infatti conviene concentrare l'attenzione sul giocatore che calcia perché potrebbe essere lui a mettere il pallone in rete, nel secondo è meglio dedicarsi alla mischia in area per fotografare il classico colpo di testa o il tiro al volo. È altresì importante seguire ogni partita con attenzione. A tal proposito potrei citarti il primo o il secondo cartellino giallo con cui l'arbitro può punire il fallo commesso da un giocatore. Se infatti non si sa che quello appena estratto è, per lo stesso calciatore, il secondo cartellino giallo, diventa facile perdere l'attimo dell'espulsione.
Stesso discorso riguarda il valore che assume un goal nelle partite giocate in casa oppure fuori casa, per esempio nei turni di qualificazione di Champions League. La rete messa a segno fuori casa vale doppio con conseguente esultanza della squadra vincente. Le espressioni di gioia o di delusione che i calciatori assumono sono molto importanti per un fotografo sportivo che si occupa di calcio.

Il momento che più ti ha emozionato durante Euro 2012?
Il secondo goal di Mario Balotelli contro la Germania, per diversi motivi. Quella partita la sentivo molto anche perché nei giorni precedenti – lo si intuiva leggendo i giornali e su Internet - tutti avevano dato la squadra di Joachim Löw per favorita. In realtà anche loro, cioè i tedeschi, credevano di essere tecnicamente superiori a noi e di arrivare in finale, quindi di vincere il Torneo. È successo inoltre che, per seguire più da vicino l'Italia, avevo cambiato la postazione che inizialmente mi era stata assegnata, finendo a fotografare con i soli colleghi della squadra avversaria. Al goal ho provato un'emozione fortissima. Ho sentito mia la finale e non è stato facile mantenere la calma. Mi riferisco al momento in cui Mario ha tolto la maglietta esibendo il torso nudo in atteggiamento da guerriero. Quell'immagine, come già sai, ha fatto il giro del mondo.

Sei quindi un tifoso “acceso”?
Decisamente. Le partite dell'Italia, inoltre, mi prendono più di qualsiasi altro club. È un momento non bello per il club italiani, lo sappiamo tutti, e capisco l'atteggiamento di chi ultimamente si è un po' allontanato dal calcio. La nazionale, spero sia fuori dall'ambiente contaminato e conservi intatti i valori sportivi. Mi piace quindi pensare che sia un mondo un po' a parte.

C'è un modo per restare freddi e fotografare anche quando, dopo un goal, si vorrebbe soltanto esultare?
Non esiste un modo ma viene naturale mantenere la freddezza. Se un fotografo, per esultare, perde l'attimo giusto a produrre immagini di grande impatto, è meglio che cambi mestiere. Diciamo che viene naturale in quei momenti dare la precedenza al professionista che ognuno di noi si porta dentro. Anche perché si tratta di attimi che, una volta persi, sono irrecuperabili. Si può comprimere l'emozione e semmai liberarla quando la palla è a centrocampo per riprendere il gioco.

L'obiettivo Nikkor a cui non potresti mai rinunciare?
L'ho già citato all'inizio: l'AF-S Nikkor 400mm F/2.8G ED VR. È uno di quegli obiettivi con cui, durante una partita, puoi coprire quasi tutti gli eventi, grazie anche alla straordinaria velocità di messa a fuoco. Spesso lo abbino anche a dei duplicatori di focale, soprattutto se lavoro di giorno e quindi in condizioni di luce naturale, per ricavare primi piani degli allenatori o dei giocatori. Posso quindi confermare che è questa l'ottica di cui davvero non potrei fare a meno.

Con quale corpo macchina stai lavorando?
Con la Nikon D4. L'ho acquistata appena prima di Euro 2012, per affiancarla alla Nikon D3.

Hai notato differenze sostanziali fra i due modelli?
Assolutamente sì. La Nikon D4 è un corpo eccellente e non appena avrò la possibilità, ne acquisterò un'altra: passare infatti, mentre lavoro, dalla D4 alla D3 diventa sempre più difficile. Le differenze principali riguardano la velocità di scatto, la qualità complessiva del file e la possibilità di scattare ad alti ISO. La D4 inoltre permette di registrare filmati ad alta definizione (Full HD, ndg), feature che alla D3 manca. Attento perché sto parlando della D3 e non della D3s.
In ultimo vorrei sottolineare l'efficienza delle nuove memory card XQD. Velocissime sia in lettura, sia in scrittura. La D4 d'altronde è la prima reflex sul mercato a garantire piena compatibilità con il nuovo standard.

Da quanto tempo sei nikonista?
Dal 2008. Prima utilizzavo l'apparecchiatura fotografica Canon di mio papà che ha sempre fatto lo stesso mestiere. Poi ho comperato la Nikon D3 e da allora sono diventato nikonista convinto. Mi sono trovato bene sin dal primo momento. Adesso non tornerei indietro.

Lo sport, se c'è, che meno ti emoziona dal punto di vista fotografico?
Sai, a questa domanda non è facile rispondere. Ho provato a fotografare un po' tutti gli sport e... a pensarci bene... quello che mi emoziona meno è la pallavolo. Basta mettersi in fondo al campo o di taglio e si ha tutto il rettangolo di gioco a disposizione, i punti da conquistare sono tanti, non c'è contatto fisico, mancano i grandi gesti tecnici.
Nella pallavolo, a parte la classica schiacciata e il muro sotto rete, non vedo tanta fotografia. È monotona e non mi prende. Mio parere ovviamente.

Un giocatore della nostra nazionale particolarmente fotogenico? E della serie A?
Sicuramente Antonio Cassano. La carica che ha in volto la dice lunga: dalla conferenza stampa alla partita, ama far parlare di sé. Ti dirò di più: le conferenze stampa per noi fotografi non sono quasi mai fonti di grande ispirazione. Fatti i tre, quattro ritratti del calciatore che parla, resta ben poco.Durante la conferenza stampa tenuta da Antonio Cassano prima della partita contro la Croazia, ho scattato un'infinità di fotografie. Era infatti un continuo teatrino di facce, espressioni, sorrisi ironici, atteggiamenti di approvazione e disapprovazione. Quando c'è Cassano di mezzo, c'è sempre da scrivere e da fotografare. Della Serie A in generale, così sue due piedi, non saprei. Mi viene in mente Robinho. A lui piace cercare la telecamera o la macchina fotografica quando esulta.

E un giocatore di cui invece hai sempre apprezzato la riservatezza?
Andrea Pirlo, Alessandro Del Piero, Kaká, il succitato Zanetti. Tutti campioni sul campo, grandi bandiere, ma dal carattere discreto. Apprezzabili quindi da questo punto di vista.

Differenze fra partite diurne e notturne? Quali preferisci?
Rispondo prima alla seconda domanda: preferisco le partite in notturno, sia per una questione emotiva, sia tecnica. Le grandi partite, i grandi eventi, si giocano di sera. Non c'è molto da discutere. In termini tecnici e quindi di differenze, se ci si trova a lavorare in stadi con una buona illuminazione artificiale, anche di sera si possono ottenere belle immagini senza correre il rischio di operare in controluce. Di giorno, se si ha il sole contro, non è facile fotografare. Con la luce naturale però si possono utilizzare i duplicatori di focale e quindi ingrandire al massimo i soggetti.
C'è poi la questione dei tempi, ossia della fretta con cui le redazioni chiedono a noi fotografi le immagini. Quando si lavora al pomeriggio si ha più tempo a disposizione; alla sera le redazioni lavorano a ritmi frenetici e quindi pretendono le fotografie pochi minuti dopo averle scattate, praticamente in tempo reale. Malgrado tutto, mi piace più lavorare in notturno.

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