Rec. password 
©
Antonio Del Sesto
Antonio Del Sesto

Interviste > Antonio Del Sesto

Antonio Del Sesto

Intervista di: Dino del Vescovo

25/05/2012

Giovanissimo, 22 anni ancora da compiere, ma con le idee molto chiare. Antonio Del Sesto, fotografo professionista di Formia (LT), specializzato in ritratti e fotografia di matrimonio, coltiva da sempre l'interesse per il reportage sociale. Un sogno che al momento considera una scommessa, ma che lo spinge con fiducia a consolidare un portfolio di immagini, alcune delle quali già pubblicate su riviste internazionali di rilievo.
Ci racconta della sua attività iniziata diversi anni fa nello studio dei suoi genitori, entrambi fotografi (www.studiodarcangelo.it). Malgrado la giovane età, le prime esperienze vissute in camera oscura, al fianco di suo padre, gli hanno fornito la preparazione di base necessaria – lui la chiama “la scuola della luce” - ad affrontare con disinvoltura l'era del digitale, con i suoi pro e suoi contro.
Ama la fotografia in bianco e nero mostrando grande prontezza nel ribattere a chi invece la ritiene “poco affidabile”, e si spinge, nel trarre ispirazione, anche all'arte pittorica, a quella del Caravaggio in particolare. Quando ha tempo e risorse, viaggia in compagnia della sue fidanzata: gli piace la cultura orientale ma di recente ha scoperto il piacere di esplorare le mete turistiche italiane. Dice di essere un po' viziato a tavola e di apprezzare molto la buona cucina.

Buongiorno Antonio, sei uno dei fotografi di reportage più giovani di quelli da noi incontrati finora. Da dove nasce la passione per la fotografia? E come vedi il tuo futuro?
Dunque, il mio è un caso un po' particolare dato che entrambi i miei genitori sono fotografi. È così che ho ereditato l'interesse per la fotografia, attività che pratico a tempo pieno da circa tre anni. Ho infatti iniziato subito dopo le scuole superiori.
Preciso inoltre che, per ora, la gran parte del mio impegno professionale riguarda la fotografia di matrimonio e di ritratto, in linea con quanto si è sempre fatto nello studio dei miei. Il reportage sociale è qualcosa che sto pian piano coltivando...
In merito al futuro, non è facile pronunciarsi visto che la fotografia sta attraversando un periodo non facile. Né sarebbe possibile vivere soltanto di reportage alla mia giovane età.
Sto lavorando infatti alla produzione di un portfolio che consenta alle agenzie di apprezzare le mie capacità. In sostanza, sto provando a costruire le basi per ciò che sarà. Alcune mie immagini di reportage sono state pubblicate anche su magazine importanti, ma per ora soltanto a titolo gratuito.

E non ti spaventa l'idea delle pubblicazioni gratuite?
Certo. Lo faccio solo perché posso. La fotografia di reportage, come già detto, è un investimento per il futuro. E poi credo che per raccogliere domani, occorra seminare oggi, anche pagando un prezzo. Che è quello della gratuità.

Come si svolge la tua attività di ritrattista?
I miei committenti, di solito, sono clienti che hanno già apprezzato l'operato del nostro studio e quindi tornano per chiedere altri lavori. Questi riguardano il più delle volte i loro bambini. Il mondo dell'infanzia per fortuna va ancora d'accordo con quello della fotografia. Il servizio viene realizzato a casa del committente oppure in esterno, scegliendo delle location ad hoc.

Quanto tempo occorre per realizzare un buon album di ritratti?
Dipende dal tipo di cliente e dal risultato a cui questo ambisce. C'è chi preferisce un servizio pulito, “rigido”, senza “troppa arte”. E chi invece mi dà carta bianca e lascia che sia io a pensare le pose. Nei due casi, i tempi di realizzazione sono diversi: più corti nel primo, più lunghi nel secondo.

Da quanto tempo sei nikonista e perché?
Devo proprio risponderti? Ok, la mia famiglia è nikonista dal 1988, quindi da circa 24 anni. Ciò significa che sono cresciuto con il brand Nikon al mio fianco. Io, invece, sono nikonista da poco, da circa un anno. Questo perché quando si è molto giovani, si tende a scostarsi un po' da ciò che fanno i propri genitori. Per questo motivo, anni fa decisi di impugnare un Canon con ottiche Leica. Di recente ho pensato di passare a Nikon e devo dire che non mi sono affatto pentito. Con la D3s mi trovo molto bene. Le ottiche Nikkor d'altronde sono insuperabili.

Un obiettivo Nikkor a cui non puoi proprio rinunciare...
Adoro letteralmente l'AF-S Nikkor 35mm F/1.4G. Malgrado utilizzi anche l'AF-S 24-70mm F/2.8G ED, ottica di qualità eccellente, il mio occhio preferisce guardare attraverso il 35mm.
Non nascondo tuttavia che sto provando molto interesse per l'AF-S 16-35mm F/4G ED VR, un obiettivo ideale per fare reportage. Credo infatti di comperarlo a breve. In linea di massima non mi piacciono i teleobiettivi, il che può apparire strano visto che spesso lavoro con i ritratti.

Un fotografo del passato o del presente a cui ti ispiri... (se c'è!)
Ce ne sono parecchi da cui prendere esempio anche se penso che la fotografia, in quanto arte, abbia origine dalla propria sensibilità. Per quanto riguarda il reportage ho sempre tratto ispirazione da Henri Cartier-Bresson, per la capacità di rendere soggetti puliti e poco drammatici.
Se considero invece i grandi fotografi di ritratto, forse Helmut Newton mi piace più degli altri. Trovando inoltre un che di pittorico nella fotografia di ritratto, mi rifaccio anche a un altro genere di artisti: per esempio al Caravaggio.

Perché ritrai le donne incinte?
Questa sì che è una bella domanda. Il ritratto di una donna gravida è per molti un tabù, anche se non è più raro come un tempo imbattersi, soprattutto in Rete, in questo genere di immagini. Forse perché fa scena e quindi serve, a chi fa gli scatti, a farsi anche della buona pubblicità.
Nel mio caso non è questo lo scopo. Dal mio punto di vista infatti la donna incinta assume un forte significato, al di là dell'effetto fotografico in sé. Quello è un momento della vita assai particolare e il fotografo riesce a cogliere espressioni molto significative. È come se facesse due ritratti nello stesso tempo.

Ma sono loro a chiederti di essere fotografate?
A volte sì, altre no. Spesso sono io a spiegare le ragioni e il valore che assume quel tipo di scatto. Sai, non siamo nella società inglese o americana dove il ritratto è capito in ogni sua sfumatura, facendo parte della vita di ogni giorno. Da noi, ancora per molti è un terreno tutto da esplorare. Ti dirò di più: il nostro paese va in controtendenza. Forse negli anni '60 il ritratto era più sentito e cercato di oggi!

C'è voglia di apparire da parte di chi decide di mostrarsi in quello “stato”?
Ti rispondo: “Ni”!

Verso quale applicazione fotografica ti senti poco portato?
Forse è ancora presto per rispondere. Puoi rifarmi questa domanda fra dieci anni? (ride, ndg)

Esistono diverse definizioni a riguardo. Mi definisci la fotografia di matrimonio?
Cosa non facile. Piuttosto dividerei in due categorie i clienti: c'è chi ama, in un certo senso, mostrarsi, chiedendo una fotografia “ovattata”, che si tinga un po' di moda; e chi, come me, ritiene che il giorno del sì sia un evento e come tale vada seguito dall'esterno, senza fermare il tempo. Da questo punto di vista, la fotografia di matrimonio è reportage a tutti gli effetti e il fotografo non veste certo i panni del regista.

È una mia impressione o ti piace porre il punto di vista in basso?
Sì è così. A me piace fotografare da una prospettiva... “umana”. Non mi piacciono per esempio le fotografie riprese dall'alto come le immagini aeree e simili. A tal proposito, ti cito le parole di Frank Capra: «Se una fotografia non è riuscita bene, è perché non si era abbastanza vicini».

Come mai prediligi il reportage sociale nell'era in cui l'auto-pubblicazione delle immagini sta creando (molti) problemi anche a chi lo fa già da anni?
Per tutti i giovani fotografi è difficile emergere. Questo lo so bene. L'editoria è in crisi, dalle piccole alle grandi realtà, per cui si predilige pubblicare il grande nome anziché quello di uno sconosciuto. Te l'ho già detto, la mia è una scommessa che, se fosse persa, non mi creerebbe poi tanti problemi.

Ti senti un artista?
Direi di sì. Chi pratica la fotografia in un certo modo, credendo e sentendo quello che fa, può definirsi un artista. Personalmente, ho sempre visto la fotografia come una forma d'arte, solo successivamente come qualcosa da vendere.

Le reflex di ultima generazione registrano anche i filmati. Quanto credi che sia importante affiancare a un buon servizio fotografico un girato?
Non sono la persona adatta a cui rivolgere questa domanda. La fotografia e il video sono due linguaggi completamente diversi. E non ho problemi a dire che a me il video non interessa proprio. Il punto è che i grandi brand fotografici progettano i loro modelli in base alle necessità dei fotoamatori e non dei professionisti. D'altronde sono i primi a fare il mercato per cui posso anche capirlo. Personalmente possiedo una Nikon D3s che, come sai, può registrare video in formato Full HD. Bene, non ho idea neanche di come si faccia. A me il video, lo ripeto, per ora non interessa. Beninteso, durante le cerimonie, il video è importantissimo, ma viene affidato a un video-operatore professionista.

A colori o in bianco e nero? Sei d'accordo sul fatto che il bianco e nero serva a rivitalizzare scatti mal riusciti?
Vuoi perché sono nato nella camera oscura di mio padre dove ho fatto “la scuola della luce”, vuoi perché i miei prediligono la fotografia in bianco e nero, anche io, quindi, tendo a guardare la realtà in bianco e nero. Quando infatti devo valutare uno scatto, lo faccio prima osservandolo in bianco e nero. Forse faccio male, non so, ma è così.
Va detto comunque che saper realizzare buoni lavori a colori è oggi molto importante, soprattutto nel reportage. Mi riferisco alle chance di vendita. È che il colore... va studiato.
Sulla seconda affermazione non sono assolutamente d'accordo. Non potrei darti risposta più efficace. Se una fotografia è cattiva, di certo non la rivitalizzi con il bianco e nero, anzi!

Approfondimenti
Prodotti
                     
© Nital S.p.A. P.IVA 06047610016